ELLIOTT SHARP “Haptikon”

ELLIOTT SHARP

Haptikon

Long Song Records

sharpcover

Non credo ci sia bisogno di dilungarsi troppo su chi sia ELLIOTT SHARP. Dalla fine degli anni ’70 ad oggi, il suo nome sarà apparso in un centinaio di dischi almeno, a volte intestati a lui, a volte ad ensemble quali i Carbon, i Terraplane o l’Orchestra Carbon, oppure in qualcuna delle sue numerosissime collaborazioni, in formazioni a due, in quartetto, o in gruppi maggiormente compositi. Multistrumentista e grande sperimentatore Elliott Sharp, sempre in bilico tra avanguardia, jazz, blues, rock e qualsiasi altro tipo di musica sia riuscito ad attirare la sua inesauribile curiosità. Con Hapticon si presenta da solo, essenzialmente nelle vesti di funambolico chitarrista, ma impegnato pure al basso, agli electronics, ai campionamenti e al drum programming. Il suono è quello di una band, fortemente materico e tattile, come in qualche modo il titolo allude. Lunghe jam chitarristiche, mai sotto i sette minuti, in alcuni frangenti anche più dilatate, che esplorano i suoni della sei corde muovendosi fra mondi diversi, facendoli alla fine risultare liminari. E se quindi in Umami pare sia il blues acustico a voler prendere il sopravvento, nell’allucinata Phosphenes sembra Hendrix reincarnatosi nel Robert Fripp più furioso, in Sigil Walking ci fa perdere in scenari avant privi di confine, in Messier 55 ingloba risvolti etno, giusto quell’attimo prima di concedere un’oasi di maggior meditatezza tramite i paesaggi desertici dell’evocativa Finger Of Speech. Da sentire!

Lino Brunetti

Annunci