THE GREAT SAUNITES “Brown”

THE GREAT SAUNITES
Brown
Il Verso Del Cinghiale/Neon Paralleli/Hypershape/Villa Inferno/Toten Schwan

TGS

Terzo atto della cosidetta “Trilogia Cromatica”, dopo Nero e Green, Brown è probabilmente anche il più sperimentale, ambizioso e personale dei dischi dei The Great Saunites, il duo lodigiano formato da Atros (bassi) e Leonard Layola (tamburi). Registrato, mixato e masterizzato da Luca Ciffo della Fuzz Orchestra, l’album consta di cinque tracce in cui la band ha ulteriormente accresciuto l’utilizzo di field recordings, voci registrate e strumenti altri (rispetto ai loro abituali), facendo di fatto dello studio di registrazione un ulteriore elemento a disposizione per affrescare la loro visione. Il risultato è meno d’impatto di altri lavori, più ostico, capace però di entrare sotto pelle come un virus, grazie al suo portato visionario. Prendete i quasi 15 minuti della title-track: parte ritualistica, con echi muezzinici, quasi da suk mediorientale, per poi srotolarsi ipnotica tra soundscapes inquietanti e voci contrastanti fra loro, il tutto per rendere ancor più straniante l’ascolto. Semplicemente ottima Respect The Music, dove una voce s’interroga sul futuro della musica mentre attorno gli strumenti affogano nel suono montante fatto di lamine taglienti. Gli scenari desolati, colmi di detriti sonori, della pianistica ed impressionista Ago, ci traghetta verso le sfasature colme d’electronics di Controfase e la ripresa ancor più esotica e fumosa di Brown. Ottimo lavoro.

Lino Brunetti

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THE GREAT SAUNITES “Nero”

THE GREAT SAUNITES
Nero
Hypershape-Il Verso del Cinghiale-Hysm?-Neon Paralleli

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Un passo alla volta The Great Saunites, il duo lodigiano formato da Atros (bassi) e Leonard Layola (tamburi), continua nella ridefinizione della propria musica. Non che dagli esordi ad oggi siano cambiate le coordinate – che rimangono quelle di una heavy psichedelia con innesti stoner, kraut e space-rock, con punti di contatto con la musica degli Om – ma ogni disco ha saputo aggiungere un tassello in più, una nuova sfumatura di suono, ha evidenziato la voglia costante di continuare a sperimentare sulla propria essenza e sui propri moduli compositivi. Nero, che è il loro quarto album, è stato registrato, mixato e masterizzato da Riccardo “Rico” Gamondi di Uochi Toki e La Morte, personaggio che credo abbia dato al duo una mano nell’aggiungere quella che è la novità principale di questo nuovo lavoro, ovvero l’innesto di field recordings ed elettronica tra i loro tribalismi sonori. Sorta di unica suite divisa in tre parti, la musica di Nero consta infatti delle ipnotiche linee di basso e del tambureggiare della batteria, a cui s’aggiungono textures organiche di rumori d’ambiente, elettroniche infiltrazioni di suoni altri, messi a mò di completamento, ma pure di pausa e contrappunto allo srotolarsi ossessivo delle composizioni. Cangianti e fatti di pause e ripartenze i quasi 19 minuti della prima parte; attraversati da vibrazioni muezziniche i 9 della seconda; più concisi, duri e dritti al punto nella terza. Per i fan del genere, ma non solo, un bell’ascolto.

Lino Brunetti