Anteprima video: THE SLAPS “Waves”

Waves. Smarrimento, alienazione, evasione da una realtà che non ti appartiene. Tutto all’unisono, delle grida che vogliono essere il messaggio dell’intero disco. Nel momento in cui percepiamo come inesorabile la distanza dalle altre persone, un’altra onda arriva e travolge. L’unico rifugio possibile sembra una realtà intimamente nostra, in cui cercare una nuova sintesi di noi stessi.” Queste le parole con le quali la band padovana The Slaps descrive la realizzazione del loro nuovo video Waves, tratto dal loro album di debutto Declaration of Loss, uscito lo scorso novembre per Dischi Soviet Studio, e che inquadrano perfettamente il concept alla base del loro bisogno di far musica. D’altra parte il nuovo singolo sintetizza altrettanto bene la sonorità del gruppo per chi li ascolta per la prima volta. Un sound di matrice garage-punk contiene echi di power-pop e grunge anni ’90, ispirato ai classici Nirvana e Weezer, fino a raggiungere sfoghi al limite dell’emo-core, analogamente al lavoro di band odierne come Wavves, Fidlar, Cloud Nothings.
IL VIDEO
Nel video il contrasto tra le placide immagini del litorale e boschive, nelle quali si ritrova la protagonista, e le furiose ritmiche sormontate dal muro di chitarre, riflette la presenza di un mondo tumultuoso al di sotto della realtà percepita, un mondo interiore che si manifesta attraverso l’apparizione di un altro-da-sé, un rifugio virtuale creato dai suoni e dalle emozioni. Il video è stato diretto da Petra Errico, in collaborazione con Dischi Soviet Studio.
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THE SLAPS “Declaration Of Loss”

THE SLAPS
Declaration Of Loss
Dischi Soviet Studio

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Originari di Cittadella, nella provincia di Padova, The Slaps sono una band in circolazione dal 2012 quando, ancora sedicenni, affilavano i propri strumenti a suon di garage-punk. Il loro primo parto è un EP omonimo uscito nel 2014, poi il cambio del batterista e un’intensa attività live – oltre cento concerti e la partecipazione a tutti i festival della loro zona – li porta ad indurire il suono e a maturare in termini di scrittura ed esecuzione. Due cose che oggi si sentono in Declaration Of Loss, il loro esordio in lungo, uscito sul finire del 2016, il quale dimostra in pieno le indubbie capacità del quartetto formato da Paolo Simioni (voce, chitarra), Piercarlo Michielin (chitarra solista), Marco Lucietto (basso) e Sebastiano Facco (batteria). Per quanto nei primi anni ’90 i quattro non fossero neppure nati, è nella musica in voga in quegli anni che risiedono le radici del loro suono attuale, in quello di band come Smashing Pumpkins, Nirvana, Weezer, con propaggini nel power pop di una band come i Nada Surf più chitarristici o di gruppi guitar oriented più attuali come i Cloud Nothing. Nonostante non si possano proprio definire originali – come del resto il 99% delle cose che vengono pubblicate – le canzoni dei The Slaps hanno comunque il pregio di colpire fin dal primo ascolto attraverso un sound davvero potente; un’esecuzione perfetta, fresca, del tutto professionale; soprattutto attraverso una scrittura per nulla di seconda schiera, ma anzi brillante melodicamente e assai scafata nel giostrare arrangiamenti e suoni nel modo più efficace. Ottima anche la registrazione, visto il modo in cui valorizza la grana e i toni di chitarre sfavillanti, così come l’impatto di una sezione ritmica precisa ed arrembante. E in questo modo che hanno modo di rifulgere canzoni come You Are Nothing, messa in apertura e dalle sonorità rugginose; Surf 1975, melodica, distorta e con qualche spigolo chitarristico; la bellissima Waves, divisa tra parti a tamburo battente e il chorus aperto in sognante psichedelia grunge; la power ballad No Place To Go; l’hardcore melodico di Run; la malinconia affogata tra lamine di distorsione di My Lack Of Will. In I’m To Blame si affidano solo alle voci (leggermente out of tune, in modo d’aggiungere un pizzico di feeling sgangherato) e ad una chitarra acustica, con giusto qualche inserto elettrico sul finale, mentre dimostrano il loro essere tutt’altro che sprovveduti in un’esaltante The Sand, pezzo pumpkinsiano che quando sembra stia sfumando muta in una seconda parte disperata e sepolta dalle chitarre. Chiude il tutto Get A Chance, siglando una mezz’ora di musica – azzeccata anche la scelta di non esagerare con la durata – che gli appassionati di queste sonorità non dovrebbero proprio perdersi. Da tenere d’occhio insomma!

Lino Brunetti