THREE SECOND KISS “Tastyville”

THREE SECOND KISS

Tastyville

Africantape/Goodfellas

Quando si dice la classe! E’ facile rilevare che la musica suonata dai THREE SECOND KISS non sia più, oggi, a là page come in quel 1996 in cui iniziarono a muovere i primi passi. Oggi i June Of 44 non ci sono più, gli Shellac continuano a suonare in giro ma è dal 2007 che non pubblicano qualcosa di nuovo, e per Ian Williams, sia i Don Caballero che gli Stormandstress, sono un ricordo, visto quanto oggi è impegnato in quella sorta di prog mutante che sono i Battles. Faccio questi nomi giusto per arginare, dovesse esserci qualcuno che non li ha mai sentiti nominare, quali sono i lidi sonori della band bolognese. Dicevamo di classe, però, e non si può non rilevarla nelle nove canzoni che compongono Tastyville, album numero sei per una formazione che buon ben dirsi ormai veterana dell’indie-rock italiano. La musica dei Three Second Kiss ha la rimarchevole qualità di essere contemporaneamente istintiva e di pancia e, nello stesso tempo, a suo modo, cervellotica. Solo così si spiega il fatto di come le loro canzoni riescano a darti una sensazione di grandissima energia, suonando vigorosamente punk a livello d’attitudine, ma lo facciano con delle strutture ritmiche e armoniche tutt’altro che convenzionali. I loro pezzi sono un continuo attorcigliarsi di spigolosi fraseggi chitarristici, un coacervo di ritmi in libera uscita, un caleidoscopio di cambi di tempo e ritmo, una gara a seguire l’umorale svolgimento di un estro che non si pone confini che non siano quelli della creatività. Potrei citarvi uno qualsiasi di questi nove episodi, in cui a tratti fa capolino pure qualche passaggio che diresti melodico, ma sarebbe un puro esercizio di stile. Ciascuno di essi è il fulgido tassello di una storia che continua a colpire con immutata forza.

Lino Brunetti

JOWJO “Out Of The Window Into The House”

JOWJO

Out Of The Window Into The House

Riff Records

Fino ad oggi, Sergio Carlini è stato conosciuto essenzialmente quale chitarrista e compositore nei Three Second Kiss, una delle migliori band hardcore-punk italiane. Oggi è lui che si nasconde dietro l’enigmatica ed onomatopeica sigla JOWJO. In questa nuova avventura è un diverso lato della personalità artistica di Carlini a venire alla luce, un lato più quieto, rarefatto, introspettivo e cinematico. E’ musica interamente strumentale quella contenuta in Out Of The Window Into The House, costruita attorno alla sei corde acustica o elettrica del leader, ma non solo ad essa relegata, visto l’importantissimo apporto del violinista Giovanni Fiderio innanzitutto (già in bands quali Tapso II e Mushrooms), ma anche di altri validi collaboratori quali Stefano Pilia (Massimo Volume, ¾ Had Been Eliminated, alla chitarra in un brano), Paolo Iocca (Franklin Delano, Blake e/e/e, Boxeur The Coeur, al banjo e ai pedali) e Julien Fernandez (Chevreuil, Passe Montagne, alla batteria). Le basi di partenza sono il folk ed il finger-picking indefinibile di giganti quali John Fahey e Robbie Basho, ma da lì, Carlini e compagni, partono per esplorazioni a ben più largo raggio di quanto potrebbe apparire ad un primo ascolto. Nel dialogo fra le sei corde ed il violino e la viola di Fiderio è riscontrabile lo sconfinamento in territori che di volta in volta assumono le fattezze dell’avant-folk, del minimalismo, con qualche passaggio addirittura cameristico. Ascoltatevi in questo senso un’accoppiata fantastica quale Il Seme Sui Sassi Non Cresce e Fiddler, con pure l’apporto del banjo folk di Iocca a dare ulteriore speziatura al piatto. Oppure sentitevi la Strains con cui il disco si chiude, con una viola dissonante che, inevitabilmente, non può che portare alla mente quella di John Cale nei Velvet Underground. Nei due brani in cui compare la batteria di Fernandez si allarga ancora un po’ lo spettro musicale: Ancora Nessun Messaggio è convulsa e nervosa e porta il germe del post/math-rock di bands quali June Of 44 o Gastr del Sol; Crispy Garanteed è invece attraversata da un più marcato spirito avant, tanto che oltre alla band di Grubbs e O’Rourke, m’ha fatto venire in mente un gruppo mai dimenticato quale i San Agustin. E’ un disco, questo, che, pur dotato di grande coerenza interna, si muove, come abbiamo visto, in più direzioni. Il suono è eccezionale – merito anche della masterizzazione di Bob Weston degli Shellac – ed il piacere d’ascolto è assicurato. Gran bell’album in assoluto, per i fan degli artisti citati ovviamente è un must.

Lino Brunetti