THE HACIENDA / WEMEN “WH” + TELESTAR “Telestar”

THE HACIENDA / WEMEN

WH

Black Candy/Audioglobe

TELESTAR

Telestar

Autoprodotto/Audioglobe

Parliamo qui brevemente di una coppia di dischetti, freschi di stampa, che offrono diverse angolazioni della pop music. Partiamo con WH (Black Candy/Audioglobe), split di poco più di venti minuti che vede protagoniste due delle più titolate formazioni italiane dedite ad una musica melodica, molto british e dalle ascendenze sixties. Quest’ultima cosa vale soprattutto per THE HACIENDA, qui presenti con tre pezzi, due più soavemente pop, la terza – She’s Mine As The Sun, quella che io preferisco – più chitarristica e potente. Gli altri tre pezzi in programma, invece, sono a carico dei WEMEN, caratterizzati da tinte solari e melodie a pronta presa, come dimostra un pezzo che avrebbe fatto furore negli anni ’80 come Playa Do Rei. Un bel diversivo in attesa di nuovi dischi per le due formazioni. Sono al debutto i toscani TELESTAR, il cui album, autoprodotto ma distribuito da Audioglobe, s’intitola con il loro stesso nome. Rimaniamo in territorio tra pop e rock, che per loro significa tentare di fondere un pizzico di vecchia New Wave, tanta melodia, chitarre potenti ma tirate a lucido, in un approccio generale piuttosto mainstream. Voce in primo piano, qualche sfumatura U2 ultima maniera, una cornice da pop britannico e la tendenza ad andare più verso sonorità sanremesi che non verso l’underground. Tutto ineccepibile nel suo genere ma, se vogliamo essere sinceri, non proprio la mia tazza di the.

Lino Brunetti

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METIBLA “Hell Holes”

METIBLA

Hell Holes

Autoprodotto

Inizialmente progetto del solo videomaker romano Riccardo Ponis, col tempo i METIBLA sono diventati una vera e propria band, cioè quando a Ponis si sono aggiunti Paolo Alvano, Valerio Fisik, Giovanni Bottone e Mario Sestili (militanti anche in bands quali Kardia e Inferno). Hell Holes è il loro esordio ed esce oggi autoprodotto, dopo essere stato chiuso nel cassetto, praticamente pronto, per ben tre anni. Essendo lavoro in cui è finito probabilmente del materiale piuttosto eterogeneo e assemblato in un lungo periodo di tempo, oltretutto rimaneggiato più volte, non si può dire che esponga una visione unitaria e coerente o un suono che possa dirsi veramente personale. Ondeggiando tra ballate chiaroscurali, spurghi electro-punk che fanno pensare ai Therapy?, echi nineties d’epica U2 o Smashing Pumpkins e cose meno catalogabili e quasi da wave visionaria, i Metibla si perdono un po’, mancando di concentrare i propri sforzi su qualcosa di maggiormente a fuoco. Nonostante questo, però, l’ascolto non è per nulla spiacevole, offrendo comunque una serie di spunti che, opportunamente organizzati, potrebbero in futuro fare la loro fortuna. Ad esempio, la conclusiva Molly è proprio un signor pezzo, tra l’altro piuttosto evocativo. Per il momento questo è un discreto biglietto da visita, in attesa di più sostanziali conferme. Bello l’artwork curato da Giuseppe Cacace.

Lino Brunetti