REKKIABILLY “Banana Split”

REKKIABILLY

Banana Split

Volume! Records/ Venus

Da Louis Prima a Fred Buscaglione, è sempre esistita una qualche corrispondenza tra lo swing e l’Italia, ed anche se  nel nostro paese il genere non è mai confluito in una scena come è successo negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ’90, non sembra mancare qualcuno ancora capace di credere nell’intramontabile fascino dell’era aurea del rock’n’roll. I baresi Rekkiabilly, un’oriunda contrazione tra il piatto principe della cucina pugliese e lo stile proposto, sono tra coloro che non hanno mai smesso di sognare l’ebrezza di una Ford Thunderbird, il sole nascente della storica Sun Records o l’aria fumosa ed equivoca dei jazz club degli anni ’50: una passione che trapela da ogni singola nota di Banana Split, la seconda prova discografica del quintetto e forse, al momento, il più eccitante esempio di rockabilly targato Italia. Dalla brillante rilettura garagista di una delle pagine meno celebri della Motown, come Six By Six di Earl Van Dyke, fino allo strepitoso psyco-surf della traccia fantasma, Banana Split è un’esplosivo e furioso condensato di rock’n’roll, swing, soul, country e surf, che suona fresco e divertente come se il leggendario singolo di Elvis Presley That’s Alright (Mama) fosse uscito oggi, passando attraverso una varietà di atmosfere che vanno dalle fiammate rock’n’roll della surreale L’astronauta; al country&western di Mezzanotte di fuoco, sospeso tra Johnny Cash, la cronaca nera ed le strisce di Morris per Lucky Luke; al jazz fascinoso di Lulù Swing; fino al mood notturno e waitsiano di Compare, che sembra sfuggita ad una qualsiasi produzione di Joe Henry. Accanto ad un suono ispirato ai classici d’oltreoceano, l’uso della lingua italiana impiegato nelle liriche risulta inoltre particolarmente interessante, dato che la poetica dei Rekkiabilly non contempla solo divertenti aneddoti legati alle ore piccole (la titletrack e Notte Notte Notte) o agli incerti del mestiere dell’artista (Questo è il rock ‘n’ roll), ma seppur con una certa ironia e perfino un pizzico di sarcasmo, affonda anche nella contemporaneità (Sisma) o nel sociale (La Pensione), svelando il lato più profondo di una musica che non è solo semplice intrattenimento, ma che in un certo senso tiene vivo quello spirito ribelle che è alla base di tutto il rock’n’roll. Oggi i Rekkiabilly suonano come la versione “orecchiette e peperoni” di formazioni come Heavy Trash o Jim Jones Revue e ad esse non hanno nulla da invidiare.

Luca Salmini

Annunci

MATTEO TONI “Santa Pace”

MATTEO TONI

Santa Pace

Still FizzyLa Fabbrica/Venus

MATTEO TONI è un cantautore ed eccellente chitarrista che avevamo già conosciuto, sulle pagine del Backstreets cartaceo, ai tempi del suo primo EP. Santa Pace è il suo esordio full lenght e, non solo mostra dei notevoli passi in avanti rispetto all’EP, ma si segnala come un ottimo album tout court. Prodotto da “Cooper” Cupertino e suonato da Toni (voce, chitarra weissborn, lap steel, banjo, armonica, glockenspiel, organo Hammond) con il solo aiuto di Giulio Martinelli (batteria), Santa Pace ci mostra un autore libero da costrizioni e non più ostaggio dei referenti ancora fin troppo evidenti nell’EP. Ora il suo songwriting e la sua abilità agli strumenti sono liberi di fluire in un cantautorato che oscilla tra i suoni duri e oscuri di Bruce Lee vs. Kareem Abdul-Jabbar e Isola Nera, le atmosfere solari della title-track (che ci fanno pensare ad una sorta di Jack Johnson all’italiana), i toni dolcemente intimi di Acqua Del Fiume, il blues psichedelico di una bellissima Fidati o di una Melodià che, più che Ben Harper, fa venire in mente un Chris Whitley particolarmente selvaggio. Le sue chitarre weissborn – suonate ovviamente da seduto e col bottleneck – svisano tracciando melodie, riff e solos, mentre anche come cantante dimostra di possedere una certa personalità. Disco davvero eccellente, insomma, ed un autore da tenere d’occhio.

Lino Brunetti

NOBRAINO “Disco d’Oro”

NOBRAINO

Disco d’oro

MarteLabel/Venus

Nasce con presupposti completamente diversi da quelli dei suoi predecessori Disco d’oro, il nuovo album dei NOBRAINOThe Best Of Nobraino (2006), Live Al Vidia Club (2007) e No USA! No UK! Nobraino (2010) erano, infatti, tutti dischi di pura e semplice esecuzione, poco più che souvenir da portarsi via dopo aver assistito ad uno dei loro spettacoli live – “concerti al buio” chiamavano loro quei CD – di cui rappresentavano una diretta emanazione. Sarà stato l’incontro col produttore Manuele “Max Stirner” Fusaroli ma, come appunto si diceva, con Disco d’oro, i Nobraino hanno invece inteso costruire un lavoro autonomo e coerente, utilizzando tutti i trucchi e le trovate che il lavorare in uno studio permette, e di affrescare un disco sulla linea degli album monocromatici della storia del Rock (il White Album, il Black Album etc.). In queste dodici canzoni, Lorenzo Kruger (voce), Nestor Fabbri (chitarra), Bartòk (basso), Vix (batteria), più l’aspirante Nobraino David Jr. Barbatosta (tromba) e gli ospiti Saverio Gallucci (piano), Giacomo Toni (piano) e Laurence Cocchiara (violino), hanno dato vita ad una delle più credibili fusioni tra la grande tradizione della canzone d’autore italiana e la musica rock. Dodici storie, dodici narrazioni, tratteggiate con un’ironia che a volte diventa sarcasmo e con sapido tratteggio letterario, tra le quali mi piace ricordare almeno quella dell’incontro galeotto tra i genitori del narratore di Tradimentunz, portata avanti con impagabile grazia e leggerezza, e quella del bagnino “macchina da figli” di Bademeister. Musicalmente si ondeggia tra ballate elettroacustiche in cui traspare quel pizzico di teatralità tipica della band (una davvero bellissima è, ad esempio, Film Muto) e brani dal più deciso piglio rock, vedi l’indiavolata Il Mio VicinoNottambula, con un bel ricamo del violino, l’ottima Tradimentunz, quasi caposselliana, la livida Bunker, in cui impazza la tromba di Barbatosta. Gran bella prova questa per i Nobraino, attesi ora lungo la strada, per una nuova serie di concerti.

Lino Brunetti

ILENIA VOLPE “Radical Chic Un Cazzo”

ILENIA VOLPE

Radical chic un cazzo

DiscoDada/Venus

Image

Dopo un percorso tortuoso, fatto di interessanti collaborazioni con artisti più o meno noti della scena alternativa italiana, di prestazioni su svariati progetti, di alcune paure che si sono manifestate in un tentantivo di abbandono, finalmente ILENIA VOLPE riesce a giungere al debutto su disco sotto la guida illuminante (soprattutto in termini proprio di resa sonora) di Giorgio Canali, un monumento della musica indipendente italiana. Lei è una timida ragazza che a guardarla sembra una novella Patti Smith, e la sua ugola è decisamente versatile, sia nella dolcezza che nelle furiose incazzature. La mia professoressa di italiano (è una grandissima stronza, è una grandissima puttana) lo urla con convinzione nell’urticante singolo, e l’album alterna sapientemente momenti di tranquilla canzone cantautorale italiana (Mondo Indistruttibile), a chitarre che alzano drasticamente l’asticella del volume per fiondarsi su un punk rock di notevole fattura (Indicazioni per il centro commerciale, Prendendo un caffè con Mozart). Riprende in maniera strepitosa Direzioni Diverse del Teatro Degli Orrori, poi si sente l’anima e l’amore per la musica in un brano come Preghiere, dove il cuore pulsante di una cantautrice esplode e fa capire di che pasta è fatta.

Daniele Ghiro