EVASIO MURARO “Scontro tempo”

EVASIO MURARO

Scontro Tempo

Vololibero – NdA/Self

SCONTRO TEMPO

C’era grandissima attesa per questo nuovo disco di Evasio Muraro, un po’ perché i suoi due ultimi album – Canzoni Per Uomini Di Latta e O Tutto O L’amore – avevano raccolto il plauso incondizionato della critica e il caloroso apprezzamento del pubblico, e poi perché finalmente si inizia a considerare Muraro per quello che è, ovvero uno dei più talentuosi cantautori della sua generazione, un musicista capace di usare il linguaggio del rock all’interno della grande tradizione della canzone d’autore italiana. Del resto, non è certo un novellino Evasio Muraro; tutti gli appassionati di rock italiano non possono certo dimenticare i suoi esordi con i Settore Out, un gruppo che già in epoca non sospetta, cioè a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, era precursore nel farsi carico del tentativo d’ibridare influenze New Wave e canzone d’autore, così come non ci si può dimenticare della sua militanza nei Groovers o dei dischi realizzati in partnership col di loro leader Michele Anelli. A partire dal 2000, però, il tramite più importante con cui ha espresso le sue idee e la sua arte musicale sono i dischi pubblicati esclusivamente a suo nome che, oggi, con Scontro Tempo, giungono a quota cinque. E’ un lavoro importante Scontro Tempo, curatissimo in tutti i suoi aspetti, siano essi quello dei testi, delle musiche, fino ad arrivare alla confezione elegantissima, arricchita da un libro di 96 pagine, con tutti i testi, molte belle fotografie ed un racconto ad opera di Marco Denti, sul quale torneremo più avanti (un plauso va senz’altro alla Vololibero e a NdA per l’impegno produttivo messo in campo). Tematicamente, il centro focale di buona parte dei testi è il tempo (il nostro ovviamente), affrontato secondo le più diverse angolazioni: il tempo sospeso e non lineare del percorso di una vita (Infinito Viaggio), quello necessario alla riflessione (Scontro Tempo), le malinconiche attese dell’amore (Venti Volte), l’incredibile diversità fra i giorni dei primi e quelli degli ultimi (Giorni), la fuggevolezza e la fragilità della memoria (Il Mondo Dimentica) o quelle dei sogni e del frustrato desiderio di libertà (Contiene Il Cielo), la lunga agonia di chi non ha nulla (Puzzo Di Fame, idealmente dedicata anche al problema degli esodati), il ricordo dolce di un vecchio Maestro (Il Maestro E La Sua Chitarra), la poesia insita nel rimpianto di parole mai dette (Lettera Da Spedire Prima O Poi), la voglia di superarlo il tempo, di andare oltre ogni cosa (Un Grido). Alle canzoni si lega poi Radar, il racconto di Marco Denti citato prima, non un semplice omaggio alle canzoni di Evasio, offerto tramite l’affascinante racconto di un lattoniere che si ritrova a viaggiare nel tempo e a far la conoscenza di personaggi capaci di aprire alla consapevolezza, ma un vero compendio ad esse, con cui si ritrova a cortocircuitare, allargandone confini e significati. Ma anche musicalmente Scontro Tempo è un disco rimarchevole. Prodotto da Chris Eckman dei Walkabouts (con Muraro stesso ed Anelli), propone una musica spesso intima, splendidamente arrangiata, dalle timbriche e dalle sonorità avvolgenti ed affascinanti, merito anche di una band che vede allineate le chitarre di Fabio Cerbone, il basso di Marco “Cucu” Denti, la batteria di Cesare Bernasconi, il sax baritono di Lorenzo Rota e le voci dei Gobar (Cristina Gambalonga, Renato Pacchioni, Paolo Ronchetti), oltre al piano e all’organo di Eckman nella title-track e alla voce recitante del giornalista Gianni Del Savio in Contiene Il Cielo. Bello l’intrecciarsi di chitarre acustiche ed elettriche nella romantica ed elegiaca Venti Volte, esemplare nel fondere rock e canzone d’autore Infinito Viaggio, bellissima e tesa Scontro Tempo, capace di lasciarci perennemente in attesa di un’esplosione elettrica che però non arriva mai. Giorni ha una melodia che rimane subito impressa, Il Mondo Dimentica è intimistica, quasi in punta di piedi, in contrasto col dinamismo rock di Contiene Il Cielo e Puzzo Di Fame, col sax a borbottare tra le righe; all’insegna della semplicità due bellissimi pezzi come Il Maestro E La Sua Chitarra e la conclusiva Il Grido. Davvero un gran disco in definitiva, assolutamente da non perdere.

Lino Brunetti

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