Paolo Tarsi in concerto all’Anfiteatro romano di Suasa

Paolo Tarsi in concerto all’Anfiteatro romano di Suasa

Appuntamento a domenica 21 agosto per la seconda edizione di Apriti Sesamo

Accolto unanimemente dalla critica come uno dei dischi più belli degli ultimi mesi, Furniture Music for New Primitives (musica d’arredamento per nuovi primitivi) è il titolo dell’ultimo lavoro del musicista e compositore Paolo Tarsi pubblicato per la collana POPtraits Contemporary Music Collection di Cramps Music e l’etichetta Rara Records. Il concept dell’album ruota attorno al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs, primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali.

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L’uscita segna un ritorno alle origini del minimalismo e come il precedente Dream in a landscape (Trovarobato Parade) vede dialogare piani sonori differenti tra loro. Ad incontrarsi questa volta sono reminiscenze ambient e rock sperimentale, avant jazz e improvvisazione da cui prende forma un collage sonoro che si arricchisce di tantissimi riferimenti. Da John Cage agli Steely Dan, passando attraverso il cut-up burroughsiano con omaggi ai Pink Floyd e alla Pop Art di Roy Lichtenstein. Per il suo titolo l’album prende spunto dalla traduzione in inglese di musique d’ameublement, l’espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente significa “musica da arredamento”, talvolta tradotta con “musica da tappezzeria”) anticipatrice concettualmente dell’ambient music di Brian Eno. Ma non solo. È al tempo stesso specchio e metafora di un mondo, quello in cui viviamo, completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature virtuali che sembrano muoversi come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo.

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Durante il concerto, che si terrà a Castelleone di Suasa domenica 21 agosto alle ore 21.30 presso l’Anfiteatro romano di Suasa con ingresso libero, Tarsi (hammond, synth, loops) sarà affiancato da quattro strumentisti provenienti dalla scena jazz-rock marchigiana: Ivan Curzi (sax tenore e soprano), Diego Donati (chitarra elettrica), Manuele Montanari (basso elettrico, contrabbasso) e Lorenzo Marinelli (vibrafono, percussioni). Per chi avesse bisogno di un pedigree, i cinque musicisti hanno collaborato, a titolo personale o collettivo, con musicisti provenienti da formazioni quali Area, Afterhours, Litfiba, Diaframma, Calibro 35, CCCP, CSI, Junkfood 4tet, Colours Jazz Orchestra e artisti quali Raphael Gualazzi, Pietro Tonolo e Sebastiano De Gennaro, tra i molti altri.

Accanto a composizioni originali di Paolo Tarsi, per l’occasione saranno proposte anche musiche dei Pink Floyd, la band che ha lasciato il suo segno profondo nel sito di Pompei con il memorabile concerto a porte chiuse del 1971. Come già in quella storica occasione, l’Anfiteatro romano di Suasa sarà una cornice privilegiata per un concerto dalle magiche atmosfere che solo la combinazione unica di un luogo sospeso nel tempo e la grande musica possono riuscire a creare. Un’occasione straordinaria per valorizzare il nostro enorme patrimonio culturale partendo dal passato con una traccia profonda nel presente.

L’evento concluderà la seconda edizione di “Apriti Sesamo” (musica e poesia nei luoghi d’arte della provincia di Ancona), iniziativa nata per fondere il pubblico attento alla cultura che si ascolta con le orecchie (musica, poesia) con quello che ama la cultura che si vede con gli occhi. Due pubblici complementari ma che spesso sono stati tenuti, ingiustificatamente, separati!

In caso di maltempo il concerto sarà posticipato a venerdì 26 agosto. Se persisteranno perturbazioni anche in quest’ultima data, l’evento si terrà il 26 agosto al Cinema Suasa di Castelleone.

 

Balla coi cinghiali 2016

Balla Coi Cinghiali al Forte di Vinadio

18-19-20 agosto 2016

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Cresce l’attesa per l’edizione 2016 del Festival Balla Coi Cinghiali, che dal 18 al 20 agosto animerà il Forte di Vinadio, simbolo della Valle Stura di Cuneo, con concerti e dj set, distribuiti su quattro palchi, mostre, reading, spettacoli, laboratori, giochi e attività all’aria aperta. Non mancheranno poi stand enogastronomici con proposte di qualità per chi ama mangiare e bere bene e un’area tende per chi desidera fare una vera full immersion nel Festival.

Saranno più di cinquanta gli ospiti musicali che nei tre giorni si divideranno tra il Main Stage, il RadioOhm Stage in riva al laghetto, il Raindogs House Corner, che ospiterà le esibizioni di nomi di spicco del blues italiano e il nuovo Cinghiali Sonici Stage, uno spazio musicale tutto nuovo che presenterà al pubblico del Festival una speciale “selezione BCC” di realtà emergenti italiane.

Sul palco principale apertura in grande stile giovedì 18 agosto con Bugo, che presenterà il suo nuovo album “Nessuna scala da salire”, il duo elettronico Aucan e I Cani, la band-non-band capitanata da Niccolò Contessa. Ad animare l’apertura e la chiusura dei concerti con i loro dj set saranno i The Bad & The Ugly.

Sul RadioOhm Stage si esibiranno Twang, Due Venti Contro, Lo Straniero, Testadimorto e da Trento il duo electro-pop Pop X.
Il Raindogs House Corner ospiterà il trio blues Il Sindacato del Mojo, mentre ad aprire le danze sul nuovo Cinghiali Sonici Stage saranno Daniele Isola e Howlin’ Pussy Experience.

Venerdì 19 agosto tante buone vibrazioni con la Ragga Coi Cinghiali Night by Groove Yard Sound, che vedrà salire sul Main Stage di BCC 2016 Max Romeo, uno dei personaggi cardine della storia del reggae, in tour con i due figli Rominal e Xana Romeo e la Charmax Band. In apertura due tra le band più rappresentative della scena reggae piemontese, i Mahout e i Crazy Power Flowers, e da Genova i travolgenti Tuamadre. Chiusura di serata che va oltre il reggae con il dj tedesco ESKEI83 in una delle sue rare apparizioni in Italia.

Sul RadioOhm Stage sarà il turno di Neverwhere, Arturocontromano, Calvino, Crunk e Ronny Taylor. Il Raindogs House Corner ospiterà Angelo Leadbelly Rossi, considerato tra i principali interpreti italiani di blues, e i DeadMan’s Blues Fuckers, in una delle loro prime uscite ufficiali, mentre sul palco Cinghiali Sonici arriveranno Hermit, Twee, Amarcord e Giorginess.

La serata conclusiva di sabato 20 agosto vedrà protagonisti sul Main Stage i “padroni di casa”, i Lou Seriol, con il loro trascinante folk-rock occitano, e due ospiti internazionali, Yaite Ramos in arte La Dame Blanche, musicista cubana figlia di Jesus Aguaje Ramos, direttore della leggendaria orchestra Buena Vista Social Club, e Omar Souleyman, musicista siriano che ha fatto ballare i palchi di mezza Europa e che sarà a Vinadio per la sua unica data estiva italiana. Resident dj della serata sarà Keller Dj. La programmazione del RadioOhm Stage si aprirà con i NI.CO e a seguire gli Adam Smith, Francesco Motta, in tour col suo primo album da solista “La fine dei vent’anni”, Albedo e RAM.

Sul Raindogs House Corner sarà la volta di due blues band genovesi, i Sepvlcrvm e i Barche a Torsio, mentre il Cinghiali Sonici Stage ospiterà The Chanfrughen, John Hollande Experience, La Colpa e ElectricBallroom.

Ogni sera, inoltre, al termine dei live il palco del laghetto si trasformerà in una grande dancehall sotto le stelle con: giovedì 18 Groove Yard Sound + U Elettronicu, venerdì 19 Tropical Zena e sabato 20 BID + Natty Roots.

E oltre che sui quattro palchi il venerdì e il sabato la musica sarà anche itinerante per il Forte con Roberto Ranghieri e la sua BigaUp, una cargo bike elettrica con un impianto audio da 6000 watt, luci a led e consolle da dj, e I Bravòm, cantastorie delle Langhe.

Anche l’area letteratura, curata in collaborazione con AsapFanzine.it, vedrà alcuni importanti ospiti musicali nel proprio programma di appuntamenti mattutini e pomeridiani, tra i quali: venerdì 19 agosto alle 10.00 Giovanni Succi dei Bachi Da Pietra, che leggerà Guido Gozzano, il giorno seguente, sabato 20, sempre alle 10.00 Umberto Maria Giardini si esibirà in un concerto chitarra elettrica e voce con i migliori brani del suo repertorio e alle 18:00 Lalli e Stefano Giaccone, due dei protagonisti di Franti, progetto culto tra gli amanti del punk/rock e della controcultura italiana degli Anni Ottanta , daranno vita ad un omaggio musicale in occasione della presentazione del libro “Franti. Perchè era lì” (Nautilus).

Oltre alla musica e alla letteratura, numerose altre attività arricchiranno le tre giornate del Festival: spettacoli teatrali, esposizioni e laboratori artistici, sessioni di live painting, workshop, bookcrossing, proiezioni di cortometraggi e documentari, dibattiti, sedute di yoga, shiatsu, ayurveda e sciamanesimo, stage di boulder e invito all’arrampicata, esibizioni di slackline, escursioni, tornei di beach volley, calcio balilla e giochi contadini, nonché attività per famiglie con bambini.

Maggiori informazioni sul programma sul sito http://www.ballacoicinghiali.com

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

Il costo del biglietto d’ingresso alla singola giornata è di 20,00 Euro, l’abbonamento due giorni costa 30,00 Euro e l’abbonamento tre giorni 40,00 Euro.
Per maggiori info sulle prevendite: http://www.ballacoicinghiali.com/ticket/

LUMINANCE RATIO “Honey Ant Dreaming”

LUMINANCE RATIO
Honey Ant Dreaming
Alt.Vinyl

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Accantonata (momentaneamente?) la serie di 7” split che li ha visti affiancarsi a personaggi quali Steve Roden, Oren Ambarchi e Yannis Kyriakides, i Luminance Ratio tornano con il loro terzo album, pubblicato solo in vinile in una confezione bellissima dalla prestigiosa etichetta inglese Alt.Vinyl, a definitiva testimonianza che le nostre cose più sperimentali sono conosciute ed apprezzate anche all’estero. Honey Ant Dreaming vede il quartetto trarre ispirazione dal quasi omonimo dipinto effettuato dagli aborigeni Papunya nel 1971. Forse la loro cosa migliore di sempre, è un disco visionario e potentissimo, un autentico trip oscuro e luminoso allo stesso tempo, miscuglio di drones, elettronica, rumorismo, ritmi e chitarre. Apre il viaggio la psichedelia etno ritualista di Honey Ant Dreaming; I Am HE And She Is SHE But You Are The Only YOU è un drone maestoso ed abbagliante come un fiume in piena; Splinters Of Rain è più rarefatta e circospetta, mi fa venire in mente la profondità di un foresta pluviale, la sua vita brulicante, spezzata da bruitiste distorsioni a spezzare la quiete, a dar corpo ai pericoli nascosti; Passage D’Enfer ci porta tra scansioni industrial noise, con squarci free; Great White’s All Around mette un battito sordo a tenere assieme i layers sonori, le lamine perfettamente orchestrate con dronico moto ascensionale verso la luce più pura; infine Blood Vessels proietta un’elettronica afasica e singultante nel selvaggio tripudio percussivo finale. Tra le cose migliori sentite nel genere da un bel po’ di tempo a questa parte. Ottimo!

Lino Brunetti

JESUS FRANCO & THE DROGAS “Damage Reduction”

JESUS FRANCO & THE DROGAS
Damage Reduction Ep
Bloody Sound Fucktory

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È solo un EP di quattro brani – ovviamente unicamente in vinile – Damage Reduction, ma si merita tutta la vostra attenzione, specie se siete fan del rock’n’roll più distorto ed abrasivo, quello di etichette come la In The Red per intenderci, nel cui catalogo farebbe una porchissima figura. Del resto, Jesus Franco & The Drogas non sono mica dei novellini e già col precedente Alien Peyote avevano dimostrato di essere un gruppo coi controcazzi, potentissimo, visionario il giusto, inoltre giustamente celebrato quale imperdibile live band. Questo EP pone un ponte con quanto fatto precedentemente ed inizia a mostrare le possibili evoluzioni. In particolare il lato A pare essere ancora più cattivo e convulso che al solito: la lunga 6025 si stende come un carrarmato sonico fatto di feedback, dissonanze chitarristiche, ipnosi ritmica, un muro del suono inscalfibile contro cui lottano le urla belluine di Sonny Alabama. Più o meno sulla stessa linea la più concisa Money (Won’t Change Me), nuovamente oscura ed ennesimo calcio in culo alle belle maniere. Il lato B, lungi dal rallentare, è però più in linea con il sound di Alien Peyote, e quindi dalle parti di un punk’n’roll anfetaminico, con qualche screziatura vagamente psych e un bel tocco di sempre sana ironia. Se il rock ha ancora ragione d’essere, il suo spirito non può che vivere che in pezzi come The Wrong Side Of El Paso e Austin. Ottimo lavoro ragazzi, ci si vede (spero presto) nei pressi di qualche palco.

Lino Brunetti

THE GREAT SAUNITES “Nero”

THE GREAT SAUNITES
Nero
Hypershape-Il Verso del Cinghiale-Hysm?-Neon Paralleli

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Un passo alla volta The Great Saunites, il duo lodigiano formato da Atros (bassi) e Leonard Layola (tamburi), continua nella ridefinizione della propria musica. Non che dagli esordi ad oggi siano cambiate le coordinate – che rimangono quelle di una heavy psichedelia con innesti stoner, kraut e space-rock, con punti di contatto con la musica degli Om – ma ogni disco ha saputo aggiungere un tassello in più, una nuova sfumatura di suono, ha evidenziato la voglia costante di continuare a sperimentare sulla propria essenza e sui propri moduli compositivi. Nero, che è il loro quarto album, è stato registrato, mixato e masterizzato da Riccardo “Rico” Gamondi di Uochi Toki e La Morte, personaggio che credo abbia dato al duo una mano nell’aggiungere quella che è la novità principale di questo nuovo lavoro, ovvero l’innesto di field recordings ed elettronica tra i loro tribalismi sonori. Sorta di unica suite divisa in tre parti, la musica di Nero consta infatti delle ipnotiche linee di basso e del tambureggiare della batteria, a cui s’aggiungono textures organiche di rumori d’ambiente, elettroniche infiltrazioni di suoni altri, messi a mò di completamento, ma pure di pausa e contrappunto allo srotolarsi ossessivo delle composizioni. Cangianti e fatti di pause e ripartenze i quasi 19 minuti della prima parte; attraversati da vibrazioni muezziniche i 9 della seconda; più concisi, duri e dritti al punto nella terza. Per i fan del genere, ma non solo, un bell’ascolto.

Lino Brunetti

GIANLUCA CHIARADIA “Sogni Al Microscopio”

GIANLUCA CHIARADIA
Sogni Al Microscopio
Babao Dischi

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Gianluca Chiaradia, classe 1991, è un chitarrista e cantautore veneziano, esordiente qualche anno fa con Seriamente Ironico, ora giunto al secondo lavoro con l’album Sogni Al Microscopio. Il suo è un cantautorato molto classico, tutto basato su arrangiamenti precisi ed eleganti, sulla solidità di testi ben scritti e in equilibrio tra leggerezza e serietà dei sentimenti, su quel pizzico di varietà che rende l’ascolto sufficientemente eclettico e piacevole (Metodi dal substrato un po’ più rock; Lettera Da Londra che tra violino e fisarmonica ha trama e passo da folk popolare; le infiltrazioni jazz e funk di Cose Che Finiscono; quelle sottilmente reggae di Cinepanettone; una ballata notturna e pianistica come la toccante In Fondo A Me). Chiaradia scrive bene, ha un bel tocco sulla chitarra (acustica in particolare) ed è aiutato da una bella squadra di musicisti (rifulgono il piano di Marco Ponchiroli e le linee di basso di Alessandro Fedrigo). Se un appunto vogliamo fare, problema tra l’altro comune a moltissimi dischi di questo genere, è la constatazione di un’adesione fin troppo ligia agli stilemi dell’universo cantautorale, la mancanza di un pizzico d’azzardo, del coraggio (anche produttivo) di uscire dal seminato, dell’intenzione d’immetere l’elemento alieno capace di spiazzare, prendendosi il rischio di rovinare la perfezione formale. Così com’è è un buon disco, intendiamoci, e credo che tutti gli appassionati del cantautorato italiano ci si possano ritrovare facilmente.  Io, però, ho la netta sensazione che ci possano ancora essere ampi margini di manovra e le capacità per poter intraprendere un percorso ancor più personale.  Staremo a vedere.

Lino Brunetti

SPARKLE IN GREY “Brahim Izdag”

SPARKLE IN GREY
Brahim Izdag
Old Bicycle

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Brahim Izdag è il titolo del nuovo album degli Sparkle In Grey e prende il suo nome da quello dello sciatore marocchino che, nelle olimpiadi invernali di Albertville nel 1992, durante la sua gara cadde più volte, decidendo alla fine di non attraversare neppure la linea del traguardo. La sua figura viene presa a simbolo di coloro che non riescono a trovare il proprio posto nel campo in cui investono tutto se stessi e, allargando ulteriormente il campo, a tutti coloro che mostrano perseveranza, coraggio, resistenza. In un disco ancor più privo di steccati musicali del solito, gli Sparkle in Grey mettono in musica l’ennesimo attestato di coerenza politica, un messaggio ancor più forte e chiaro in quest’epoca di disperate migrazioni e riaccendersi di tensioni razziste e voglia di confini chiusi. In queste tracce, invece, i suoni del mondo vengono accolti senza fatica e inglobati tra le maglie post e sperimentali della formazione. In Samba Lombarda assistiamo al contrasto tra le percussioni e il lirisismo del violino, in un pezzo in cui la samba è giusto uno spettro tra le scansioni post-rock. Iurop Is A Madness è una cover di Linton Kwesi Johnson, con la voce del senegalese Zacharia Diatta intenta in un talking su una base inafferabilmente dub, percorsa da stilizzazioni psichedeliche. Non l’unica cover, visto che Gobbastan è un tradizionale uzbeko (bellissimo, con la musica ad assecondare i sottotitoli delle sue tre parti – arrival, unwelcome, cohabitation – all’inizio cupa ed elettrica, più aperta nel finale); Grey Riot è una trasfigurata e multietnica versione della White Riot dei Clash; Minka Minka è una canzone tradizionale ukraina (che ovviamente ci trasporta tra sonorità est-europee); mentre la There’s A Riot Goin’ On di Sly & The Family Stone è indicata nel booklet, ma è pudicamente assente dalla scaletta del disco. Stupendi comunque anche i pezzi autografi, da una Tripoli dal super malinconico mood; passando per una cinematica ed impressionista Song For Clair Patterson (lo scienziato che si batté per l’eliminazione del piombo tetraetile dai carburanti); per le affascinanti tre parti della title-track, poste a chiusura d’album. Ancora una volta grandissimi gli Sparkle in Grey che, in contemporanea all’uscita di questo disco, annunciano l’uscita del prossimo – che vedrà cambiamenti musicali e sarà intitolato Milano – e purtroppo, pare, anche la chiusura della Old Bicycle Records. I nostri migliori auguri al patron Vasco Viviani per quello che vorrà fare prossimamente.

Lino Brunetti