MELAMPUS “Hexagon Garden”

MELAMPUS

Hexagon Garden

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Duo formato da Francesca Pizzo (voce, chitarra, tastiere) e Angelo Casarubbia (loop e batteria), i MELAMPUS pubblicano in questi giorni il loro terzo album in poco più di due anni di vita. Hexagon Garden ripropone le loro canzoni new wave di gusto gotico, portando un po’ più in avanti la loro ricerca sul suono, qui in parte ottenuto partendo da field recordings captati nelle più varie situazioni, poi riprocessati elettronicamente ed utilizzati come loop ritmici o fondali su cui stendere la chitarra e la bella voce di Francesca. Ne viene fuori un electro-rock mediamente lento ed oscuro, reso più pop unicamente dalle melodie. Il mood dark di May Your Movement si stempera grazie ad una maggiore ariosità del ritornello; Poor Devil, tra chitarre, suoni saturi e qualche rimando alla White Rabbit dei Jefferson Airplane, si tinge d’umori blues; Simple Man e Question #3 fanno aleggiare lo spettro di PJ Harvey; la pulsante e drammatica Sun, col santur di Luigi Russo, in qualche modo ha qualcosa dei primi Dead Can Dance. Belli gli esperimenti casalinghi d’interazione tra suoni e voci di Worthy e Pale Blue Gemstone, mentre Second Soul e Night Laugh mettono le loro melodie al servizio di suoni plumbei ed elettronici. A tratti un filo monocorde, ad Hexagon Garden avrebbe giovato una maggiore varietà compositiva; rimane comunque un ascolto intrigante, senz’altro consigliato ai fan del genere.

Lino Brunetti

GIÒ DESFÀA E I FIÖ DE LA SERVA ” Pécc Sota ‘L Técc”

GIÒ DESFÀA E I FIÖ DE LA SERVA

Pécc Sota ‘L Técc

Autoprodotto

Giò Desfàa

Inseriti in un filone che negli ultimi decenni ha goduto in Italia di insolita fortuna, quello degli epigoni di Davide Van De Sfroos, Giò Desfàa e i Fiö de la Serva sono una formazione varesotta che dopo anni di intensa attività ha esordito con un cd di buona fattura, prodotto e arrangiato da Davide “Billa” Brambilla (ottimo polistrumentista, per lungo tempo collaboratore non solo del citato Van De Sfroos, ma anche di Enrico Ruggeri, dei Lüf e dei ticinesi Vad Vuc). Non vorremmo che i riferimenti enunciati facessero pensare a una presenza formale e unicamente di nome: la centralità del rock d’autore del leader Giò Desfàa e dei suoi testi non è mai messa in discussione, come pure la “mano” del Brambilla si sente nella scrittura degli arrangiamenti, particolarmente complessi per un organico di nove elementi. Pécc Sota ‘L Técc è un CD d’impatto corale che si ascolta volentieri e che – nonostante la preponderanza di strumenti acustici – risulta molto avvincente all’ascolto, divertente e maturo: in particolare, la sezione di fiati che dialoga con quella tipicamente rock-acustica si dimostra di grande presa. Giò Desfàa (voce e chitarra acustica), Daniele Baldin (chitarre elettriche e mandolino), “Yuri” Matia Belli (fisarmonica), Valentina Bezzolato (flauto traverso e ottavino), Maria Luisa Grosso (violino, soprano e cori), Enzo Paolo Semeraro (tromba e cori), Marco “Pappa” Amato (saxofono e cori), Alessio Belli (basso e cori), Lorenzo Bonfanti (batteria, percussione e cori) sono i protagonisti di questo buon lavoro d’esordio, al quale – oltre al già citato Davide “Billa” Brambilla (pianoforte) – hanno collaborato Silvio Centamore (percussioni) e la Can&Gatt Carneval Band di Stabio. Da ascoltare nelle giornate di pioggia insistente per intravvedere un po’ di sereno all’orizzonte.

Roberto G. Sacchi

ROCK CONTEST 2014, Auditorium Flog, Firenze, 13 dicembre 2014

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Tutte le foto © Lino Brunetti

Giunto alla sua ventiseiesima edizione consecutiva, il Rock Contest di Firenze, come sempre organizzato impeccabilmente dai tipi di Controradio, col contributo del Comune del capoluogo toscano, si conferma più che mai una delle manifestazioni musicali, riservate ad artisti emergenti, tra le più importanti in Italia. Negli anni, tanti i nomi, poi diventati conosciuti tra gli appassionati, usciti da qui. La partnership con l’associazione KeepOn (circuito che raggruppa promoter, direttori artistici e manager di oltre un centinaio di locali dislocati in tutta Italia) – attraverso la quale i gruppi finalisti vengono inseriti nel circuito della musica live – e la possibilità, per il vincitore, di registrare un album in uno studio professionale (tra i migliori in Italia) come il Sam Recording Studio, sono solo alcuni dei motivi che ogni anno spingono centinaia di band ad iscriversi al contest. Da questo punto di vista, il 2014 è stato forse l’anno dei record: oltre seicento i demo giunti agli organizzatori, da cui sono stati estrapolati i 36 gruppi che si sono fronteggiati nelle eliminatorie, definitivamente ridotti a 6 nella serata conclusiva, come sempre svoltasi all’Auditorium Flog, sotto l’occhio attento non solo del numeroso e caloroso pubblico (chiamato al voto), ma pure sotto quello di una giuria tecnica, quest’anno presieduta da Manuel Agnelli degli Afterhours e con al suo interno giornalisti ed operatori del settore (tra cui anche il sottoscritto), ma anche musicisti come Piero Pelù e Max Collini degli Offlaga Disco Pax che, proprio da qui, dieci anni fa, iniziarono la loro fulgida carriera. Delle band arrivate in finale, aldilà di una qualità media in effetti piuttosto alta, pur nell’incredibile eterogeneità di generi, a colpire è stata soprattutto la padronanza tecnica e la professionalità con cui hanno affrontato pubblico e palco, con una sicurezza da formazioni scafatissime, non certo da esordienti.

Lo Straniero

Lo Straniero

I primi ad esibirsi sono stati i piemontesi Lo Straniero, autori di un pop-rock dalle inflessioni wave e con qualche influsso electro-pop, che in alcuni frangenti mi hanno ricordato certe cose ai tempi pubblicate dai Dischi del Mulo, e quindi con più di un contatto col mondo CCCP/CSI, di cui i ragazzi sicuramente saranno fan. Davvero niente male.

Beyond The Garden

Beyond The Garden

Dopo di loro, quelli che alla fine risulteranno essere i vincitori dell’edizione 2014, i fiorentini Beyond The Garden. Il loro è un misto d’indie-rock e post-punk, con l’accento posto fortemente sul ritmo e su un suono sì capace di qualche spigolo, ma sicuramente anche molto accattivante. Immaginatevi dei Liars meno estremi e più pop ed inizierete a farvi almeno un’idea. Di sicuro risentiremo parlare di loro, perché mi sono parsi assai determinati e consci delle loro possibilità. Grande tenuta del palco e brillante l’idea di terminare il proprio set coi tamburi in mezzo ad un pubblico già adorante.

Plastic Light Factory

Plastic Light Factory

Arrivavano invece da Mantova i Plastic Light Factory – si piazzeranno al secondo posto – giovanissimo trio in bilico tra lisergici flash shoegaze e acide escursioni rock psichedeliche tinte di rumore. Abbigliamento vintage d’ordinanza e buona padronanza strumentale messa al servizio di canzoni di grande pregnanza elettrica, magari non ancora personalissime ma di certo indirizzate sulla retta via.

Mefa

Mefa

Ad ulteriore dimostrazione dell’eclettismo perpetrato dal Rock Contest, la performance dell’altro fiorentino in gara, il rapper Mefa. Apparentemente un pesce fuor d’acqua, con la grinta e la sfacciataggine dei suoi 16 anni, Mefa ha pungolato il pubblico con liriche a mitraglia ed un piglio da autentico veterano, cosa che ci porta a credere che l’hip hop italiano potrebbe aver trovato qui un nuovo protagonista.

Mefa

El Xicano

Tutt’altre atmosfere con il cantautore romagnolo El Xicano, probabilmente il più coraggioso fra tutti, visto che si è presentato sul palco forte della sola essenza delle sue canzoni, offerte tramite sola voce e piano. Non è facile mantenere desta l’attenzione del pubblico se sei uno sconosciuto e stai proponendo brani intimi, personali e minimalisti: il fatto che El Xicano ce l’abbia fatta ci dice di un autore bravo e con qualcosa da dire.

Sofia Brunetta

Sofia Brunetta

Ultima infine a salire sul palco tra gli artisti in gara, la salentina Sofia Brunetta, in questo caso accompagnata da una band (si classificherà al terzo posto). Rock, soul e funk per lei, in canzoni pimpanti e tutte da ballare, con una sezione ritmica pulsante, un chitarrista tendente a ficcanti assoli anche dissonanti e, soprattutto, indubbie doti vocali da parte della titolare della band. Bravi anche loro, insomma.

...a Toys Orchestra

…a Toys Orchestra

Mentre la giuria si riuniva per eleggere il vincitore, on stage intanto salivano gli ospiti della serata, gli ormai famosi …A Toys Orchestra, sempre bravissimi dal vivo e qui intenti a presentare soprattutto le canzoni del loro recente, ottimo Butterfly Effect. Tra il loro set ed i bis, la premiazione dei primi tre gruppi e l’assegnazione del premio intitolato ad Ernesto De Pascale che, ormai da qualche anno, viene dato alla miglior canzone cantata in italiano. A vincerlo quest’anno i Lefebo, eletti tramite un messaggio video da Cristina Donà.

Lino Brunetti

BEST OF THE YEAR 2014 – LINO BRUNETTI

Annata musicalmente eccezionale il 2014, probabilmente una delle migliori degli ultimi anni, alla faccia di chi sostiene che la musica sia su un binario morto. Ne è testimonianza anche la grande eterogeneità delle classifiche viste in giro fino ad ora che, aldilà di alcuni titoli presenti praticamente ovunque, messe tutte assieme propongono decine e decine di titoli da ricordare. Qui di seguito il mio contributo, con trenta titoli internazionali e dieci italiani. Volendo, sarei potuto anche arrivare a cinquanta e oltre, ma mi è parso più giusto limitarmi alle cose che in un anno così affollato di buone cose ho frequentato di più. Perciò basta parole, buon ascolto e, soprattutto, buon 2015!

Lino Brunetti

T O P  3 0

THE WAR ON DRUGS “Lost In The Dream”

SUN KIL MOON “Benji”

COURTNEY BARNETT – The Double EP: A Sea Of Split Peas

FIRE! ORCHESTRA – Enter

BONNIE “PRINCE” BILLY – Singer’s Grave A Sea Of Tongues

EARTH – Primitive And Deadly

ST VINCENT – St Vincent

WILDBIRDS & PEACEDRUMS – Rhythm

SCOTT WALKER & SUNN O))) – Soused

SWANS – To Be Kind

SHARON VAN ETTEN – Are We There

BOB MOULD – Beauty And Ruin

TY SEGALL – Manipulator

DAMIEN JURADO – Brothers And Sisters Of The Eternal Son

THEE SILVER MT ZION MEMORIAL ORCHESTRA – Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

NENEH CHERRY – Blank Project

MIREL WAGNER – When The Cellar Children See The Light Of Day

TEMPLES – Sun Structures

BECK – Morning Phase

PONTIAK – Innocence

THE MEN – Tomorrow’s Hits

THURSTON MOORE – The Best Day

DAMON ALBARN – Everyday Robots

ANGEL OLSEN – Burn Your Fire For No Witness

PARQUET COURTS – Sunbathing Animals

THE WYTCHES – Annabel Dream Reader

STONE JACK JONES – Ancestor

GOAT – Commune

LUCINDA WILLIAMS – Down Where The Spirits Meets The Bone

CARLA BOZULICH – Boy

T O P  1 0  I T A L I A

RONIN – Adagio Furioso

C’MON TIGRE – C’Mon Tigre

PAOLO SAPORITI – Paolo Saporiti

GIARDINI DI MIRÒ – Rapsodia Satanica

JUNKFOOD – The Cold Summer Of Dead

MOVIE STAR JUNKIES – Evil Moods

GUANO PADANO – Americana

NINOS DU BRAZIL – Novos Misterios

GIOVANNI SUCCI – Lampi Per Macachi

…A TOYS ORCHESTRA – Butterfly Effect

Primavera Sound: il suo impatto economico in un recente studio

Logo_amarillo_rojoIL PRIMAVERA SOUND SI AFFERMA COME EVENTO MUSICALE DI RIFERIMENTO INTERNAZIONALE

L’impatto economico dell’evento catalano raggiunge quasi 95 milioni di euro principalmente grazie al forte interesse turistico, come dimostra in Spagna un recente studio della società di consulenza Dentsu Aegis.

Gli abitanti di Barcellona hanno una visione decisamente positiva del festival, che fornisce loro musica di prima qualità e offre un gran numero di attività gratuite.

Nel 2015 il festival Primavera Sound festeggerà il suo quindicesimo anniversario come punto di riferimento sul calendario culturale internazionale, in grado di generare un indiscusso effetto positivo sia economico che sociale e mediatico, come dimostrato dallo studio sull’edizione svolta nel maggio del 2014 condotto dall’azienda internazionale leader nella consulenza strategica Dentsu Aegis.

In un anno segnato dal declino numerico delle presenze nella maggior parte degli eventi tenuti sul territorio spagnolo, il festival di Barcellona, che già era cresciuto esponenzialmente fin dalle sue modeste origini, nella sua ultima edizione ha ospitato 348 concerti con un totale di 191.800 spettatori, ottenendo così un aumento di pubblico del 12% rispetto alla edizione del 2013. La recente assegnazione del Premio Ondas 2014 per il Miglior Spettacolo Musicale e il suo esser stato segnalato dall’Observatorio de la Cultura come più importante evento musicale in Spagna del 2013 sono segni del riconoscimento pubblico ottenuto in Spagna dopo quattordici anni di attività.

Oltre a confermare il consolidarsi del Primavera Sound nell’atlante mondiale dei festival, lo studio offre uno spaccato del suo pubblico e fornisce gli indicatori per conoscere il livello di consenso e di apprezzamento del festival da parte della popolazione di Barcellona, attraverso due sondaggi complementari, uno in loco destinato al pubblico dell’evento e l’altro, telefonico, diretto ad un campione casuale di abitanti di Barcellona. Da un campione con un numero quasi paritario tra maschi e femmine risulta che il profilo dello spettatore medio del Primavera Sound è quello di una persona tra i 25 e i 35 anni d’età, con un potere d’acquisto tra il medio e l’alto e con una certa fedeltà al festival, come rivelato dal fatto che quasi metà degli intervistati era già stato al festival in precedenza. L’atmosfera, la direzione artistica e la qualità del suono sono citati come gli elementi maggiormente apprezzati. Il pubblico straniero compone il 46% e viene da oltre 140 paesi, eppure questo elemento internazionale non impedisce all’evento musicale di rafforzare la sua sfera d’influenza locale, visto che il 26% del pubblico viene da Barcellona stessa.

Fin dalla sua creazione, il festival ha cercato di stabilire un legame con Barcellona e le sue radici rimangono ben salde nella città che l’ha visto nascere; inoltre è assai ben considerato dagli abitanti, che si godono la sua programmazione musicale che si estende ben oltre le tre giornate principali al Parc del Fòrum. La significativa produzione di musica gratis, offerta ogni mese di Maggio in svariati locali sparsi per la città sotto il nome di Primavera a la Ciutat ha l’anno scorso portato un’affluenza complessiva di 22.500 persone.

A quanto rilevato dal sondaggio telefonico, la popolazione di Barcellona nutre un grande interesse nei confronti della musica. Infatti, gli intervistati affermano che Primavera Sound promuove l’immagine di Barcellona come città di cultura, e sono fieri del fatto che la città ospiti un evento con queste caratteristiche. L’accoglienza positiva nei confronti del festival è evidente anche attraverso il calcolo del suo valore contingente – un indicatore del valore finanziario ipotetico dato all’evento dagli abitanti – che si posiziona con un valore contestuale di oltre 12 milioni di euro, usando come riferimento esclusivamente chi si considera un amante della musica e va a concerti dal vivo almeno una volta all’anno.

I risultati dello studio dimostrano anche che la popolazione di Barcellona ritiene che il Primavera Sound agisca anche come elemento propulsivo per l’economia grazie principalmente alla sua forte attrattiva per il turismo e alla sua capacità di creare impiego. Allo stesso modo, l’80% della popolazione pensa che il ricorrere dell’evento compensa abbondantemente i piccoli inconvenienti che esso può causare, come l’inquinamento acustico o i problemi di traffico, e fino al 91% ritiene che l’evento sia perfettamente adatto alla città. Una percentuale non dissimile valorizza la cooperazione tra organizzazioni pubbliche e private nel programmare questo genere di evento e più della metà afferma che il Comune di Barcellona dovrebbe contribuire alla preparazione del festival. Seguendo le stesse linee, il 74% ha dichiarato che la spesa pubblica relativa a questo genere di evento dovrebbe aumentare, o almeno rimanere stabile. Al momento, nel caso del Primavera Sound i finanziamenti pubblici ricevuti sono meno del 2% del budget totale, che ammonta a oltre 11 milioni di euro, di cui circa il 15% è rappresentato dai contributi privati degli sponsor.

In quanto festival urbano con un pubblico dal potere d’acquisto medio-alto, le spese vive del pubblico raggiungono quasi 40 milioni di euro con una spesa media di 544€ a testa, quantità che arriva a 780€ per chi si è messo in viaggio per arrivare al festival e che scende fino a 226€ per chi risiede a Barcellona. Questa cifra include l’acquisto del biglietto intero per il festival, il cui prezzo parte dai 99€ arrivando progressivamente ai 195€, con un costo medio di 150€, insieme ai costi per il viaggio e per l’alloggio sostenuti dal pubblico, che genera un totale di 27.802 voli e 129.264 pernottamenti in sistemazioni di svariate categorie, non contando le spese sostenute dall’organizzazione stessa, con una media di 5,1 notti per visitatore. Oltre a queste cifre sono contate anche quelle generate fuori dal festival, come il trasporto, i ristoranti, le attività culturali e gli acquisti nei negozi in giro per la città.

Una parte dei partecipanti stranieri al festival sono lavoratori professionisti del settore musicale, che vengono a Barcellona per partecipare al PrimaveraPro, un evento che si svolge in parallelo al Primavera Sound e che agisce come occasione d’incontro, aiutando a creare sinergie tra i rappresentanti del mondo della musica sia spagnola che internazionale e rappresenta un contributo di grande interesse per il tessuto industriale e culturale della Catalogna. Il raduno è cresciuto costantemente dai tempi della sua inaugurazione nel 2010, e nell’ultima sua edizione ha attirato ben 2653 partecipanti provenienti da 58 nazioni diverse.

Per quanto riguarda la dimensione mediatica, l’esauriente copertura dell’evento musicale sia da parte della stampa nazionale che di quella internazionale merita assolutamente di essere menzionata, soprattutto considerando che dimostra le ripercussioni sempre crescenti dell’evento, che contribuisce nel proiettare Barcellona verso il resto del mondo grazie alle sue apparizioni in pubblicazioni di indubbio prestigio quali il New York Times, O Globo, NME e La Repubblica. Inoltre grazie alle recenti nuove tecniche di comunicazione creativa, la sua presenza sul web è stata ampliata attraverso i social network. Il valore economico di tutto l’impatto mediatico generato dall’evento ha raggiunto quasi 8,7 milioni di euro per l’ultima edizione, calcolati seguendo le rigide indicazioni degli Advertising Value Equivalents. La popolarità del Primavera Sound è cresciuta nel tempo, e quest’anno è diventato il festival più conosciuto per la gente di Barcellona, che lo menziona spontaneamente nel 38% dei casi, una cifra che è cresciuta di 12 punti dal 2011 e che posiziona il festival in cima a tutti gli altri festival spagnoli. Il riconoscimento del festival raggiunge l’88% quando si aggiunge al riconoscimento spontaneo quello suggerito dall’intervistante.

Se alle entrate dirette provenienti dal budget dell’organizzazione stessa, dagli investimenti degli sponsor e dei collaboratori e alla spesa di chi partecipa al festival aggiungiamo il valore indotto, che include la valutazione contingente, il valore mediatico e i proventi del fisco, l’impatto del festival sull’economia catalana raggiunge la cifra complessiva di 94.813.790€, il che lo posiziona tra i “primi cinque” eventi che più contribuiscono economicamente alla comunità.

IL PRIMAVERA SOUND IN CIFRE

Organizzazione e partecipazione

191.800 visite totali (12% in più che nel 2013)
25-35 età media
26% da Barcellona
46% stranieri di 140 diverse nazionalità
1628 artisti
291 band
348 concerti (di cui 77 gratis)
2653 persone accreditate al PrimaveraPro

Dimensione sociale

38% riconoscimento spontaneo della popolazione di Barcellona (al primo posto)
88% riconoscimento complessivo (spontaneo + suscitato dall’intervistante)
50% lo considera uno dei più importanti a livello nazionale
52% ritiene che il comune di Barcellona dovrebbe contribuire finanziariamente
91% afferma che è una manifestazione adatta per la città
80% pensa che gli inconvenienti causati dal festival sono compensati abbondantemente dal suo successo
74% ritiene che la spesa pubblica su questo genere di evento dovrebbe rimanere stabile o aumentare

Dimensioni mediatiche

1.1M € costo della campagna mediatica
103 servizi televisivi
1432 articoli sulla carta stampata
77 articoli di news
159 segnalazioni radiofoniche
4531 articoli su internet
232000 visualizzazioni dello streaming live su Arte Concert

Dimensioni economiche

544€ spesa media pro capite (226€ per i residenti a Barcellona, 780€ per i visitatori)
129.264 pernottamenti in alberghi (una media di 5,1 notti a persona)
27.802 voli
1659 posti di lavoro generati
Il finanziamento pubblico al festival è inferiore al 2% del suo budget, e il 15% proviene dagli sponsor

ENTRATE DIRETTE

39,7M€ investimenti degli spettatori
+
11,3M€ investimenti dell’organizzazione
+
3,7M€ investimento degli sponsor e di altri collaboratori

VALORE INDOTTO

12,1M€ valutazione contingente data dalla popolazione di Barcellona al festival
+
8,7M€ valore totale dell’impatto mediatico
+
19,3M€ introiti per il fisco

[totale]
94,8M€ impatto complessivo del Primavera Sound (5,8% del Prodotto Interno Lordo della Catalogna, che è generato dalla musica)

Sondaggio svolto in loco su 1794 spettatori del festival e telefonicamente su 401 abitanti di Barcellona scelti a caso

Sondaggio elaborato tra il 28 maggio e il 15 settembre 2014 da Dentsu Aegis.

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CARNENERA “Carnenera”

CARNENERA
Carnenera
Sinusite Records

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Con quel suono scuro e nervoso, l’omonimo debutto dei Carnenera parrebbe il frutto della produzione di Steve Albini, invece è tutta opera del trio composto da Lorenzo Sempio alle chitarre, Luca Pissavini al basso e Carlo Garof alla batteria: nuova interessante realtà della scena undergorund italiana. Se i Carnerera abitassero in California o facessero parte del catalogo della Tee Pee Records, il loro debutto avrebbe probabilmente già ricevuto entusiastici riscontri in ambito internazionale, ma, con l’augurio che presto succeda, nell’assopito panorama italiano rimane cosa per quei pochi ancora alla ricerca di una voce fuori dal coro: tra questi figurano certamente i discografici della coraggiosa Sinusite Records, che lo scorso marzo hanno pubblicato un lavoro davvero particolare e forse a tratti plumbeo e spigoloso, ma di certo creativo, quando non proprio originale. In forma quasi esclusivamente strumentale, il trio fluttua tra oppiati mantra psichedelici, acide sparate hard, riflussi noise, pulsioni avanguardistiche e variazioni post-rock e progressive, sviluppando una musicalità dura ed esplosiva, a tratti densa e melmosa, a tratti selvaggia e furiosa, fino a raggiungere astratti scenari atmosferici e visionari. In queste fasi più spaziose e cinematografiche della musica dei Carnenera affiora il lato più lirico e affascinante del loro suono, quando brani come la splendida Twenty-One Thounsand Leagues o la lisergica William Wallace paiono suggerire una certa sintonia con le fumose cavalcate degli Earth, oppure quando le nebulose e lunari traiettorie di una grandiosa Self-Harm evocano le vulcaniche esplorazioni space-rock degli anni ’70. Seppur quasi interamente virato al nero, Carnenera è tuttavia un disco piuttosto vario in termini di atmosfere, che a partire dall’urgenza math-rock di Tilikum, passa attraverso le stonate allucinazioni soniche di una riverberata e bellissima William Blake; attraverso le fughe progressive di Duello; attraverso sabbatici mantra come l’ipnotica La Marcia dei Triceratopi, su cui aleggia la vocalità inquieta di Dalila Kayròs; fino a composizioni sospese tra avanguardia e psych-rock come Nine and Then Some e la cacofonica Tre Gatti, che paiono sfuggite al repertorio dei Naked City di John Zorn. Come gli americani Earthless, i Carnenera segnano l’evoluzione estrema della concezione di power-trio, portandola verso territori ancora oscuri ed inesplorati, almeno dalle nostre parti.

Luca Salmini

SHANE DE LEON/FABRIZIO TESTA + MISS MASSIVE SNOWFLAKE “So Sweet”

SHANE DE LEON/FABRIZIO TESTA
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Autoprodotto

MISS MASSIVE SNOWFLAKE
So Sweet

North Pole-Wallace

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Il sempre impegnatissimo FABRIZIO TESTA, questo mese, lo troviamo in combutta con SHANE DE LEON dei Miss Massive Snowflake, in un singoletto contenente tre pezzi senza titolo nel quale il primo si occupa di chitarra acustica, clarinetto e field recordings, mentre il secondo scrive i testi e canta. Tre incantevoli canzoni acustiche che confermano la bravura come songwriter di De Leon ed il talento multiforme di Testa. Per saperne di più: testafabrizio.blogspot.fr A questo punto, cogliamo l’occasione per segnalarvi che, pochissimo tempo fa, gli stessi MISS MASSIVE SNOWFLAKE sono tornati nei negozi con un dischetto breve (sotto i 25 minuti) ma stipatissimo di canzoni pimpanti ed irresistibili. So Sweet vede il trio americano alle prese con otto canzoni (tra cui una cover di Turn Me On di Nina Simone) di cantautorato rock inventivo e dalla scrittura sempre sopraffina, ottimamente servito da trame strumentali avvolgenti ed opportunamente cangianti. È dai tempi dei mitici Rollerball – di cui per oltre un decennio ha fatto parte – che De Leon vive nei meandri della musica più di nicchia e laterale. Ed è un peccato vero perché, ve ne rendereste facilmente conto ascoltandole, innamorarsi delle sue canzoni è proprio questione di un attimo.

Lino Brunetti

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So Sweet