FLORIO’S “Isolamento Momentaneo”

FLORIO’S
Isolamento Momentaneo
Autoprodotto

copertina-disco-isolamento-momentaneo
Insieme da oltre un lustro i Florio’s abbandonano lo status di cover band (pur particolare avendo rivisitato la musica italiana degli anni 60 e 70) e si gettano a capofitto nella nuova esperienza fatta di brani originali, cantati in italiano e di un suono che raccoglie l’insegnamento dell’alternative rock americano a cavallo degli anni duemila. La band è composta da Marco Nardone chitarrista, Davide Pascarella bassista e Riccardo Bianchi batterista. Di sicuro spicca la voce di Valeria Maria Pucci, cantante e autrice dei testi: forse in alcuni passaggi fin troppo autoindulgente e fuori fuoco, ma con indubbie capacità vocali. Le canzoni sono solo sette e l’album non arriva alla mezz’ora, veloce come un soffio di polvere nel vento. Lasciare Il Vuoto Dentro ha un’andamento drammatico ed un ritornello accattivante, Dove ha un incipit quasi stoner rock, ma poi si sviluppa sui dettami tipici del grunge più adrenalinico. Molto poi è dovuto alla strada tracciata da gruppi quali Afterhours (sentire Final Exit per crederci). Il disco si sviluppa su una produzione non scintillante, un suono scuro e un po’ imbastito che però alla fine si sposa bene con le trame malinconiche che a volte prendono il sopravvento (Nel Tuo Inferno). Io preferisco le dissonanze elettriche di Ho Sbagliato Tutto o la notevole cover di In Cerca di Te. Chiudono con la drammatica title track che è un po’ il compendio di tutte le loro influenze. Ancora acerbi e non sempre a proprio agio, ma dalle potenzialità interessanti.

Daniele Ghiro

CRIMINAL PARTY “La Revolution Bourgeoise”

CRIMINAL PARTY
La Revolution Bourgeoise
Downbeat & Pink House

cd-criminal-front-fabio-copia
Il primo nucleo dei Criminal Party risale addirittura alla prima metà degli anni ottanta, fondati dal chitarrista e autore Fabio Vinciguerra hanno visto alterne fortune (cioè zero visibilità, oh, siamo in Italia) nel corso degli anni e ben due scioglimenti/ricostituzioni. L’ultima nel 2012 ha dato alla luce l’EP Votate Me, ma ora con una formazione rinnovata (oltre al già citato Fabio ne fanno parte Francesco Amato alle tastiere, Mimmo Garofalo al basso e Eduardo Palladino alla batteria) e rinvigorita dall’innesto di due vocalist (Lisjac e Vicky Jam) danno alle stampe un album che segna il ritorno a tutti gli effetti della band palermitana. Ed è un piacere constatare che il ritmo non ha perso incisività col trascorrere del tempo, anzi acquista una valenza storica che gruppi come loro possono giustamente vantare, una sorta di precursori di quel garage punk adrenalinico, retrò quanto volete ma indubbiamente sempre godibile e che è sempre gustoso ascoltare. Inoltre la componente spigolosa è qui maggiormente accentuata rispetto alle precedenti uscite, fanno capolino qua e là gli Avengers, a volta si intravedono i Nuns e dal garage al punk il tratto è breve. Completamente cantato in inglese (per inciso: ben cantato) il CD sfodera ben 18 brani che si muovono sulle coordinate sopra descritte e tra i quali spiccano la potente What About You, le tirate Angry And Tired, We Hate You e Burned Generations, la fumosa Assalt At The Central Bank, la marziale Crime After Crime e sconfinando anche in territory rockabilly con Politics In Love.

Daniele Ghiro

ULI JON ROTH “Tokyo Tapes Revisited, Live in Japan”

ULI JON ROTH
Tokyo Tapes RevisitedLive In Japan
UDR 2CD+DVD

uli
Si, lo so che molti di voi storceranno il naso al solo sentire pronunciare la parola Scorpions (chi? quelli di Winds Of Change? Bene o male ti rispondono tutti così) ma non faccio nessuna fatica ad ammettere che io gli Scorpions li ho ascoltati, visti e vissuti nella mia adolescenza, fino a quando negli anni ottanta sono andati musicalmente perdendosi nello show business. In molti strabuzzano gli occhi quando dico loro che Rudolf Schenker li fondò nel 1965 e nel 1969 si aggiunsero il fratello Michael e il cantante Klaus Meine debuttando con Lonesome Crow nel 1972. A quel punto in formazione entrò Ulrich Roth e la band con lui pubblicò quattro dischi (Fly To The Rainbow, In Trance, Virgin Killer e Taken By Force) fino al tour giapponese che produsse il doppio live Tokyo Tapes ma che segnò l’abbandono di Roth e la susseguente formazione del suo gruppo, gli Electric Sun. Grandissimo chitarrista, debitore tanto a Ritchie Blackmore quanto a Jimi Hendrix, con il suo gruppo non ha mai realmente sfondato ma ha sempre avuto un discreto seguito soprattutto nel paese del sol levante. Proseguendo la sua attività come solista ha deciso solo negli ultimi anni di riavvicinarsi alla musica degli Scorpions e di omaggiarla riprendendo quel glorioso live album (che ho ed è completamente consumato) e rivisitarlo con un tour celebrativo. La location è la stessa di Tokyo Tapes vale a dire la Nacano Sun Plaza Hall. Oltre alla sua, sul palco ci sono altre due chitarre (Niclas Turmann, David Klosinski), il basso di Ule W. Ritgen, le tastiere di Corvin Bahn, la batteria di Jamie Little e la voce di Nathan James. La scaletta è simile all’originale ma non uguale, con alcune esclusioni importanti (Steamrock Fever, He’s A Woman, She’s A Man) ma anche alcuni succosi inserti (Longin For Fire) e soprattutto una spettacolare versione della stupenda The Sails Of Charon. Il pubblico giapponese è calmo ed educato, il concerto fa fatica ad incendiarsi anche se il gruppo gira a mille e Roth ha quel piglio da signore d’altri tempi, timido e delicato nelle parole quanto veemente nel torturare la sua chitarra. Non posso non provare ancora emozione nel risentire brani quali We’ll Burn The Sky e Fly To The Raimbow riletti con precisione e feeling, nell’ascoltare la dolce pesantezza di un brano quale Pictured Life, nel rivedere Uli alle prese con quelle canzoni che fecero la storia della band. Ma negli encore non può esimersi di omaggiare il suo idolo ed ecco allora una caldissima versione di All Along The Watchtower e un’altra altrettanto sentita di Little Wing: sono sicuro che Jimi approverebbe!

Daniele Ghiro

In ricordo di Andrea

16142449_1597868480238290_3036885827025741694_nCi stiamo abituando a commentare sempre più spesso la triste dipartita di questo o quel musicista importante, ma la notizia che ho appreso poche ore fa – nel più terribile dei modi, facendo scorrere i post su Facebook – è di quelle difficili da digerire, da accettare, da rubricare con un asettico necrologio.

Nel pomeriggio di due giorni fa, il 24 gennaio, improvvisamente e a soli 41 anni, Andrea Cajelli ci ha lasciato. Il Cajo, come lo chiamavano tutti, è stato una figura cardine di sicuro per la scena musicale rock varesina, ma poi, col tempo, di quella nazionale tutta. Musicista lui stesso – era un batterista – come ingegnere del suono ha contribuito non poco alla nascita della Ghost Records di Francesco Brezzi, alla quale si era unito fin dalla pubblicazione della loro prima emissione, la mitica compilation Ghost Town: 13 Songs From The Lakes County, per la quale aveva partecipato attivamente anche contattando e scegliendo i vari gruppi. Sempre con Brezzi e i ragazzi della Ghost, aveva messo a disposizione le sue conoscenze per fare in modo che l’impianto audio di quel locale da sogno chiamato Twiggy fosse realtà.

Infine, come dicevo poco sopra, ne La Sauna, il suo studio di registrazione sul lago, in quel di Varano Borghi, dove ogni tanto venivano organizzati anche stupendi house concerts, sono stati registrati tanti, tantissimi, impossibili da elencarli tutti, dischi dell’intera scena italiana, ma anche di quella internazionale (tra i numerosissimi artisti, da qui sono passati: i suoi Encode, Il Teatro Degli Orrori, Dente,  Appino degli Zen Circus, The WinstonsBachi da Pietra, Ronin, Hot Gossip, OvO, There Will Be Blood, Thegiornalisti,  Ulan Bator, Ego Kid, Peter Kernel, Camilla Sparksss,  Three Steps To The Ocean, Putiferio, The Jains, Il Triangolo, Rocky Wood, Mike Watt, King Suffy Generator, Black Eyed Dog, Orange, Merci Miss Monroe, Vivianne Viveur, Angelo “Leadbelly” Rossi, Tibe, Disco Drive, Candies, Lo.Mo., Port Royale, Prague, Mr Henry, Hormiga, Eva Kant, Court, Bartok, Owen Tromans, Pornoriviste, Iver & The Driver, Bandage, Clark Nova, Fog In the Shell, Outsider). Fateci caso: se nel booklet ci sono i nomi di Andrea e de La Sauna, state pur certi che il suono sarà spettacolare.

Perché il Cajo il suo lavoro lo amava davvero e davvero amava la musica, come chiunque l’abbia conosciuto vi potrà testimoniare. Dal canto mio, non posso dire che fossimo amici, l’ho incontrato molte volte, ma non tantissime ci eravamo fermati a chiacchierare, ma ogni volta che ciò è accaduto, mi sono trovato di fronte una persona di una gentilezza assoluta, umile e intelligente, in cui non era difficile scorgere un sincero calore umano. Persino i suoi post su Facebook, cosa tutt’altro che frequente, dimostravano un’arguzia rara e, diciamocelo, spesso erano anche divertentissimi.

Unendomi nel dolore di famigliari e amici, voglio dunque ricordarlo così: un grande amante e professionista della musica, ma soprattutto una gran bella persona. Quello che è certo, come ha scritto Giulio Calvino degli Hot Gossip: registrare un disco, non sarà mai più la stessa cosa.

Il 16 marzo, al Teatro del Popolo di Gallarate, si svolgerà una serata per celebrare i primi 15 anni della Ghost Records. Ovviamente, e come giusto che sia, sarà dedicata alla memoria di Andrea Cajelli.

Lino Brunetti

 

VERDERAME “Roma Tossica”

verderame-roma-tossicaVERDERAME
Roma Tossica
Exit Records
Non fa difetto ai Verderame la voglia di proporre nel proprio secondo album la rilettura della tradizione rock italica degli anni novanta, quella che vedeva nei Verdena la loro più alta espressione. Ma io, che se devo essere sincero i Verdena non li ho mai amati particolarmente, trovo tra le dieci canzoni presenti in Roma Tossica una maggiore evoluzione verso il rock melodico che non trascende in urla belluine o che sbraca su chitarre distorte che non hanno né arte né parte. Infatti la loro è una musica educata, con le composizione che si inseguono, ben amalgamate in una tracklist congeniata perfettamente. Da questa mescola il gruppo sa estrarre un proprio modo di interpretare il rock, riesce a veicolare melodie delicate su ballate gentili (La Dolcezza Dell’Errore) oppure incastrare una notevole dose di chitarre assolate in un assemblaggio westcoastiano (Seattle ’96). Una certa uniformità nelle composizioni non getta ombre sul loro lavoro ma al contrario ne compatta la visione, alternando grida di dolore a sorrisi beffardi, impennate chitarristiche a ripiegamenti intimistici riuscendo a far convivere amore e odio, coraggio e paura, vita e morte. Loro sono Fabrizio Morigi voce, chitarra, Valerio Salustri chitarra, voce, Cristiano Vairello basso, Riccardo Macrì batteria e vengono, indovinate un po? da Roma e si accomiatano con la divertente e tesa Volevo Fotterti. Significherà qualcosa?

Daniele Ghiro

ROOKIE “Appartamento In Centro”

phpthumb_generated_thumbnailjpgROOKIE
Appartamento In Centro
DreamingGorilla/DischiBervisti
Dalle ceneri dei Dufresne (Dominik, voce) e dei Derozer (Spazza, chitarra) con l’aggiunta di Luca Sammartini, Antonio Loseto e Carlo Demo si materializzano dalle profonde pianure venete i Rookie. Il tiro è subito chiaro sin dall’iniziale Mitch, un power rock con distorsioni varie di grande impatto, che fa il paio con la bellissima e potente La Soluzione. Il loro è un sound influenzato in larga misura dal rock delle band alternative degli anni novanta, quel sound grasso e pieno, colmo di musica a tutto tondo e di ritornelli da cantare a squarciagola che ha fatto la fortuna, tanto per dire un nome, di gruppi quali i Foo Fighters. La title track si muove alla grande su queste coordinate elargendo momenti di grande rock, antemico, dinamico, possente. La loro però non è pura e calligrafica capacità di riprodurre con disinvoltura e potenza un suono che ormai ci è familiare, bensì una rilettura che ingloba la tradizione del rock italiano dei giorni nostri. I Rookie infatti si danno da fare con questa idea di musica con una semplicità di esecuzione che lascia sbalorditi, come se fossero già una band rodata da anni e non una all’esordio. Ovvio che le esperienze precedenti mettano fieno in cascina, ma comunque il disco riesce ad essere fresco e vitale senza scadere nel già sentito, incubo nel quale troppe band si infilano, ma la conclusiva e dirompente Sotto Contratto spazza via ogni dubbio.

Daniele Ghiro