FABRIZIO TESTA “Free Camilletti!”

FABRIZIO TESTA
Free Camilletti! Easy Listening For Nihilistic Youth
Fonetica Meccanica

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Chi conosce l’arte e la musica di Fabrizio Testa, sa bene quanto sia un convinto sostenitore del formato breve, dell’EP diciamo. Con progetti diversi – ricordiamo Il Lungo Addio – pubblica spesso Testa, ma non c’è mai nessuna forma di sbrodolamento eccessivo, dice quello che deve dire e si astiene dal mettere dell’inutile in più. Free Camilletti! Easy Listening For Nihilistic Youth segna l’incontro con un’anima affine quale Alessandro Camilletti, incontrastato leader e anima degli Psycho Kinder, oscura band wave già incrociata in passato nella nostra rubrica cartacea. In sei tracce e poco più di 13 minuti, incrociano i loro rispettivi songwriting, dando corpo a ciò che il sottotitolo dell’album, con la solita serissima ironia, allude. Cinque sono pezzi di Testa poi cantati o recitati da Camilletti – con la sola eccezione della stessa Free Camilletti!, tra l’altro l’unico pezzo inedito, dove è protagonista una voce pre-registrata che parla di nichilismo – mentre in Un Uomo, bel brano degli Psycho Kinder, è il primo a mettere la voce su un testo del secondo. Riprendendo in mano brani dei suoi Mastice Morire, Testa ha qui scelto delle nuove vesti, calando Terreno K in un basico pulsare techno, la bellissima Marco Pierantoni in una partitura pianistica suonata da Alberto DessìSaronno in un mix di allucinazione poetica e un semplicissimo arrangiamento che pare fatto con Garage Band, Cesenautico tra straziate destrutturazioni. Anche in quest’opera un po’ estemporanea, Testa rimane un autore personalissimo (dicendolo a là Barthes, il punctum sono i testi) che, un pezzo alla volta, sta costruendo un corpus artistico forse per pochi, ma di grande, grandissima sostanza.

Lino Brunetti

MOOSTROO “Musica Per Adulti”

MOOSTROO

Musica Per Adulti

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Non certo dei novellini alle prime armi e già autori di un (bel) disco d’esordio, tornano i Moostroo da Bergamo con il loro nuovo lavoro. Ancora una volta, come già nel precedente, la band mette in campo tutta la propria maestria nel creare un suono che parte dal folk ma che poi si evolve e si ramifica verso varie direzioni, abbracciando con nonchalance vari generi musicali, tenendo ben presente un omogeneità di fondo che amalgama alla perfezione le varie sfumature con le quali è dipinta la loro musica. Dulco Mazzoleni (voce e chitarra), Francesco Pontiggia (basso) e Igor Malvestiti (batteria) immettono immediatamente nell’apertura del disco tutta la loro inquietudine: Meteora lascia sbalorditi con quell’arpeggio iniziale, qui il folk elettrico non è relax per figli dei fiori bensì viene virato in seppia e malinconicamente spostato verso peasaggi decisamente più bui (Tardiva o precoce la vita è veloce/Nel tempo fugace l’amore ci cuce). Spolpami ha ancora dalla sua la delicatezza della chitarra che però lascia rapidamente il passo a scudisciate elettriche. Se per voi le Murder Ballads di Nick Cave significano qualcosa andatevi ad ascoltare la malata malinconia di Regalami o la riproposizione in versione acustica di Umore Nero, già presente sul primo disco e qui posta in chiusura. Il trio non si ferma qui, andando ancora più in profondità, scendendo le scale tortuose della new wave italiana con Ostinato Amore, regalandoci una versione più pop del lato oscuro dal finale momorabile. In mezzo a tutto questo c’è spazio anche per il nervosismo e le chitarre ruggenti di Oblio che tra dissonanze, distorsioni e un testo cattivo quanto basta (Sono nessuno niente mi consola/Cane malato cappio alla gola) insieme a Sul Ciglio segna il lato ruvido del gruppo. A questo punto che ne dite di un breve viaggio verso il Neil Young capace di scrivere ballate elettriche di cruda bellezza? Eccoci arrivati a Cadavere, ricca di phatos e malinconica tristezza: un grande pezzo. Lacci è un noise dall’andamento indolente, Usura è caratterizzata dalla voce di Luca Barachetti e dai suoi testi allucinogeni (Usura, sterco del nulla, bolla che strozza, arte ragioniera che ti lecca e poi s’ingozza, tarlo della fame nella tela dell’umano, e tremore della mano che lavora e si inginocchia) con un basso pulsante che crea una trama marziale di funk spurio, avvicinandosi alle grida dei CSI. Che dire, come detto in apertura il loro maggior pregio è quello di tenere bene in mano tutte le varie componenti musicali, i loro brani sono declinati attraverso una sintassi che presenta numerose sfaccettature, per niente nostalgica e proprio per questo vitale, eclettica e ricca di personalità.

Daniele Ghiro

Preoccupations: tre imminenti date in Italia

Preoccupations è il nuovo nome del quartetto post-punk canadese Viet Cong.
Lo scorso anno, con il loro album d’esordio, hanno saputo conquistare pubblico e critica. I Preoccupations arrivano in Italia con il nuovo e omonimo album,
pubblicato lo scorso 16 Settembre via Jagjaguwar e anticipato dal singolo Anxiety.

MERCOLEDÌ 23 NOVEMBRE
MILANO – MAGNOLIA
http://www.circolomagnolia.it
Via Circonvallazione Idroscalo, 41, 20090 Segrate MI
Biglietto: 15 euro + d.p.
Prevendite disponibili su http://www.ticketone.it, http://www.mailticket.it

GIOVEDÌ 24 NOVEMBRE
ROMA – QUIRINETTA
http://www.quirinetta.com
Via Marco Minghetti, 5, 00187 Roma
Biglietto: 15 euro + d.p.
Prevendite disponibili su http://www.ticketone.it

VENERDÌ 25 NOVEMBRE
BOLOGNA – LOCOMOTIV CLUB
http://www.locomotivclub.it
Via Sebastiano Serlio, 25/2, 40128 Bologna
BIglietto: 15 euro + d.p.
Prevendite disponibili su http://www.ticketone.it

preoccupations

Quartetto post-punk canadese, i Viet Cong nascono a Calgary nel 2012, dalle ceneri della band Women.
La morte improvvisa di Chris Reimer, chitarrista e voce degli Women, segna la fine della band. Sarà l’incontro con i chitarristi Scott Munro e Danny Christiansen a far nascere nell’ex bassista degli Women Matt Flegel e nell’ex batterista Mike Wallace la voglia di rimettersi in gioco e a dar vita ad una nuova band: i Viet Cong. La nuova formazione inizia a calcare i palchi di Calgary proponendo quello che sarà il loro primo Ep, Cassette.
Il loro stile, definito “labyrinthine post-punk” viene accolto con entusiasmo dal pubblico tanto che la band verrà chiamata ad esibirsi al SXSW del 2014. Di lì a poco la band firmerà per la canadese Flemish Eye e pubblicherà su vinile, via Mexican Summer, il loro Ep.
Il vero debutto arriva a Gennaio 2015. L’album, omonimo, viene pubblicato via Jagjaguwar e contiene le bellissime Continental Shelf e Silhouettes. L’album consacra il talento della band, e la loro performance al Primavera Sound dello scorso anno è stata lodata da tutto il pubblico e la stampa presente.
A seguito della discussione nata lo scorso anno circa il loro nome, la band ha deciso di cambiare il proprio nome in Preoccupations. Questa la comunicazione ufficiale:
«Dopo aver terminato l’ultimo disco ed esserci presi una pausa, siamo lieti di annunciare che ci esibiremo e incideremo d’ora in poi a nome Preoccupations», ha dichiarato la formazione.«Presenteremo il nuovo materiale nei prossimi mesi in una serie di tappe presso vari festival e concerti in Nord America e in Europa. Ci scusiamo con coloro che sono stati influenzati negativamente dal nostro precedente nome. Non è mai stato il nostro intento… …siamo felici di cambiare e andare avanti concentrandoci sulla musica».

MISS STEREOCHEMISTRY “Harlequin EP”

MISS STEREOCHEMISTRY
Harlequin EP
Spleen Prod./Dos Amigos M.

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Di una cosa sono certo: Karla Hajiman, in arte Miss Stereochemistry, non ha radici in un paese o in un altro, ma ha un’anima girovaga e ribelle che la porta ad essere cittadina del mondo. Studia molto, è originaria di Belgrado, ma ha vissuto in Italia, Spagna e Svezia, ha un cuore irrequieto che la porta ad esibirsi come artista di strada, mette in mostra il suo essere così cosmopolita nella musica e nei testi che compone e che porta in giro per l’Europa. Una personalità così esuberante ed eterogenea ha prodotto già quattro lavori più un progetto (Kinestatics) con il techno guru Steven Rutter e per lei sempra non essere mai il tempo giusto per fermarsi a riposare. Ecco dunque Harlequin EP con tre brani originali e una cover veramente spiazzante di Smell Like Teen Spirits, ridotta ad un folk swing da cabaret decisamente intrigante. La sua voce è limpida ed accogliente, ci esorta a liberarci da pregiudizi e paure (Shut Up And Fuck Me), ci accompagna in dolci paesaggi elettro folk (Echo Love) o ci fa danzare al ritmo di balcaniche sfumature (Harlequin Stereochemistry). I brani sono remixati in versioni alternative sul versante techno/trip hop, tra i quali spicca proprio quello di KineStatics del brano di apertura, un buco scuro e soffuso che ci porta a conoscere un lato meno gioioso e spensierato di questa brava artista.

Daniele Ghiro

GOD DAMN “Everything Ever”

GOD DAMN
Everything Ever
One Little Indian/Audioglobe

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Considerando che solo solamente un duo – Thom Edward a chitarra e voce e Ash Weaver alla batteria – i God Damn riversano sugli ascoltatori una tempesta elettrica d’incomparabile violenza. Ci avevano colpito con il loro esordio dell’anno scorso, Vultures, rilanciano facendo ancora meglio col nuovo Everything Ever, un disco più riuscito sotto tutti gli aspetti. Prodotte da Ross Orton (Fall, Drenge, Tricky), le tredici nuove canzoni non perdono minimamente in potenza – quel paio di ballate che ci sono, I’ll Bury You e Oh No, sono comunque torturate e seppellite dalla distorsione e solo la conclusiva Easily Misbled ha sonorità più acustiche – ma guadagnano in cura generale, mostrano una scrittura viscerale, ma più consapevole e rifinita e nell’insieme non lasciano indifferenti, soprattutto se siete fan della musica degli anni ’90. Si, perché è agli anni del grunge che guardano i due God Damn, agli ovvi Nirvana, agli Smashing Pumpkins, infilandoci un pizzico di sensibilità garage odierna, dello stoner, qualche riff sabbathiano e un po’ di psichedelia, nel tentativo di mescolare ulteriormente le carte. A rendere particolarmente rimarchevole ciascun brano, c’è poi il fatto che, nonostante il tutto sia rabbioso, abrasivo, metallico e autenticamente devastante, sia evidente una pur perversa qualità pop che, come ai tempi di Nevermind, potrebbe rivelarsi il viatico per una notorietà sempre maggiore. Intanto prossimamente passeranno dall’Italia: varrebbe la pena andare a vederli.

Lino Brunetti