Fushitsusha live a Tokyo, 5/10/2017

FUSHITSUSHA
HIGH KOENJI
TOKYO
5 OTTOBRE 2017

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Pur in questi tempi iper connessi e globalizzati, la musica proveniente dal Giappone è ancora in larga parte sconosciuta agli ascoltatori occidentali. Pochi, pochissimi i nomi di una certa notorietà alle nostre latitudini, il che se vogliamo è strano vista l’incredibile varietà e il valore di musiche e musicisti che da quelle terre, dove la musica ha ancora mercato e molta importanza, arriva. Non è questa la sede per affrontare un simile argomento – ci vorrebbe più di un libro, probabilmente – visto che lo scopo di questo scritto è quello di raccontarvi del concerto di una delle band storiche della psichedelia e della sperimentazione sul tessuto rock (appunto) d’origine giapponese. La possibilità di poter vedere in azione una band quale i Fushitsusha arriva grazie ad una vacanza proprio in Giappone. Da appassionato di musica, ovviamente non mi son fatto mancare un po’ di shopping discografico – doveste passare da Tokyo, il consiglio è di andare nel quartiere di Shinjuku e recarvi da Disk Union: in un unica via ha quattro sedi divise per generi e quella dedicata alla musica rock occupa un palazzo di ben otto piani!! – e di controllare la lista dei concerti in programma mentre ero lì. Potendone vedere uno, la scelta è caduta proprio sui Fushitsusha, band di una certa notorietà, almeno tra i fan delle musiche più estreme, anche dalle nostre parti, forse perché uno dei loro dischi uscì per la Avant di John Zorn e perché il deus ex machina della formazione, il cantante e chitarrista Keiji Haino, di collaborazioni con musicisti occidentali (Alan Licht, Loren Mazzacane Connors, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi, Derek Bailey tra i tanti) ne ha fatte davvero moltissime. Attivi fin dal 1978, ma esordienti discograficamente solo nel 1989, i Fushitsusha sono arrivati tra diversi cambi di formazione fino ad oggi. Morto lo storico bassista Yasushi Ozawa nel 2008, oggi accanto ad Haino troviamo il batterista Ryosuke Kiyasu e il bassista Nasuno Mitsuru. La venue del concerto è l’High Koenji, bellissimo club posto in uno dei quartieri occidentali della città: decisamente piccolo, avrà si e no un centinaio di posti a sedere, bar con tanto di birre artigianali da una parte e grosso palco con, manco a dirlo, acustica a dir poco perfetta, dall’altra. IMG_0643.jpegSono le 19.40 – incredibile, 10 minuti dopo l’orario stabilito – quando Haino sale sul palco, imbraccia una piccola arpa e dà inizio al concerto con una breve composizione acustica dal sapore folk orientale. È giusto un’illusione, perché quando ancora risuona l’ultima nota, caccia un urlo e la band inizia a furoreggiare, cosa che farà ininterrottamente per le tre ore successive. Haino, lunghi capelli bianchi, vestito nero e occhiali da sole d’ordinanza, è un chitarrista spettacolare: i suoni pazzeschi che fa uscire dalla sua Gibson elettrica sono fendenti rumoristici che si sciolgono in liquide divagazioni psichedeliche, riff che a volte si fanno metallici e a volte lambiscono arzigogolature jazz, in bilico tra spasmi free ed evocative oasi ambientali. I vari pezzi hanno una sorta di canovaccio, legato soprattutto alle parti cantate con la sua insolita voce da Haino, ma a contrassegnare la performance è soprattutto la capacità di improvvisare dei tre. Tecnicamente dei mostri, sia Nasuno Mitsuru – straordinario nel suo allestire giri di basso al limite dell’assolo – che Ryosuke Kiyasu – un vero fantasista, capace di suonare tempi dispari anche su partiture in 4/4 – sono dei partner perfetti per le umorali elucubrazioni di Haino, intento a passare dalle più placide, ancorché rumorose, bolle estatiche, alle più schizofreniche delle esplosioni hardcore. Improvvisazione, noise e psichedelia fusi in un tutt’uno estremo e per certi versi indecifrabile, con punti di contatto con alcune delle musiche che siamo usi consumare qui da noi, ma con una peculiarità tutta giapponese, specchio di una cultura millenaria proiettata inesorabilmente nel più futuristico dei mondi. Concerto a dir poco epocale, per farla breve. Una piccola curiosità: molti gli occidentali in mezzo al pubblico giapponese.

Lino Brunetti

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JUDY DYBLE & ANDY LEWIS “Summer Dancing”

JUDY DYBLE & ANDY LEWIS
Summer Dancing
Acid Jazz/[PIAS]

Summer_Dancing
Il nome di Judy Dyble è soprattutto noto tra gli appassionati di British Folk, intanto perché fu la prima cantante e tra i fondatori dei Fairport Convention, poi per la sua collaborazione con quei Giles, Giles & Fripp poi diventati King Crimson, infine per la sua militanza nel gruppo di culto Trader Horne. Era ancora giovanissima quando venne improvvisamente mandata via dai Fairport per far posto all’ingresso di Sandy Denny, un piccolo shock per lei, visto l’impegno che stava mettendo per dare il meglio di sé nella band. Come abbiamo brevemente detto, fece altre cose dopo quell’esperienza, per poi allontanarsi dalle scene musicali per ben 35 anni. Il suo rientro in pista è della prima metà dei 2000, concretizzatosi in qualche album a suo nome, circolati soprattutto tra gli amanti del folk. Tenta ora un rilancio più sostanzioso unendo le sue forze a quelle di Andy Lewis, musicista e produttore visto alla corte di Paul Weller e in band quali Pimlico, Spearmint e The Red Inspectors, oltre che in proprio. L’unione fra i due ha così dato vita ad una collezione di canzoni incantevoli e non solo folk, anzi decisamente più orientate a giocarsi la carta della modernità. La voce della Dyble è ancora bellissima e giovanile, capace di evocare paesaggi bucolici e pastorali, così come di far sognare attraverso melodie di purezza cristallina. Lewis, come dicevamo, anziché costruire attorno alla sua voce delle musiche puramente folk, ha dato sfogo a tutto il suo armamentario produttivo e strumentale, in modo che l’ascolto divenisse più vario, complesso e stuzzicante. Che ci sia stato un pizzico di compiacimento in questo ci può pure stare, visto che è ammirevole il modo in cui ha saputo armonizzare le sognanti linee melodiche della Dyble con un substrato sonoro dove appare di tutto un po’, da un ampio campionario di strumenti a corda ad un uso sapiente dell’elettronica, dai field recordings ai suoni in reverse, dagli archi alle percussioni, dai pianoforti agli organi e così via. In bilico tra psych-folk, pop orchestrale, folktronica e variegata canzone d’autore, i 14 brani di Summer Dancing accarezzano come una brezza in una sera d’estate e lasciano una piacevole sensazione addosso. Non solo per fan del folk inglese quindi.

Lino Brunetti

IL CIRCOLONE DI LEGNANO: campagna di crowdfunding

Molto volentieri pubblichiamo questo appello dei ragazzi del Circolone di Legnano. Fate girare!

RiSuona Circolone

Da più di 100 anni il Circolone è il luogo di ritrovo di idee, arte e cultura, luogo di divertimento. Da 30 anni il nostro palco è un bene prezioso, un laboratorio di musicisti, artisti e attori, non solo del territorio, ma di tutta Italia. Tantissimi gruppi hanno suonato e provato le loro capacità, facendo della loro grande passione un mestiere.Tantissimi giovani hanno visto i loro cantanti preferiti esibirsi qui, facendo nascere in loro il sogno di, un giorno, poter essere lì, ad esprimersi su un palco davanti ad un pubblico tutto per sé. Per tutto il nostro territorio il Circolone è un punto di riferimento di quel fermento culturale che è linfa vitale per la nostra società.
 
Il luogo “alternativo” dove ascoltare musica e parlarne, dove confrontarsi con artisti e appassionati. Da più di un anno abbiamo grossi problemi a proseguire in questo nostro lavoro, a causa di un’ordinanza che ci ha limitato negli orari e ci ha fatto perdere tutta la stagione artistica.
Ci troviamo oggi  costretti a dover fare gli ennesimi lavori di insonorizzazione per poter uscire da questa incresciosa situazione.Vogliamo tornare a farvi emozionare cantando le vostre canzoni preferite, vogliamo tornare a fare il nostro lavoro che crediamo sia importantissimo.
Per noi è fondamentale che sia proprio tu il primo a sostenere il Circolone, come il Circolone ha saputo sostenere te, la tua musica e i tuoi sogni. 
Perché proprio grazie al tuo aiuto capiranno l’importanza di sostenere il nostro progetto.
Partecipa alla CAMPAGNA DI CROWDFUNDING e fai partecipare.
 
Grazie 

Anteprima video: METROPOL PARASOL “I.N.N.O.”

Basso elettrico, batteria, voce, e tanta determinazione. Tanto basta per plasmare il roccioso e perfetto suono di I.N.N.O., il primo singolo tratto dal nuovo disco Farabola della band toscana Metropol Parasol. La canzone, apripista del disco, è una granitica marcia sulla quale si staglia in primo piano il cantato deciso e intellegibile a declamare immagini di ricordi dolci e dolorosi, di un’intimità tale da risultare quasi in contrasto con l’incedere cadenzato della controparte strumentale. A cesellare il tutto, l’apertura melodica del memorabile ritornello: un rifiuto a fuggire dalle cose, a dispetto di tutte le evidenze.

IL VIDEO: L’uscita del singolo è accompagnata dal singolare video a cura di Giacomo di Luise e Gioacchino Magnani del Red Box Studio. Un vero e proprio cortometraggio, una sorta di mockumentary fantascientifico, realizzato con diverse tecniche e in maniera volutamente giocosa e amatoriale, nel quale un ufologo chiamato Orlando Procopio discetta di apparizioni aliene e di trottole-astronavi, fino a offrire una finale misteriosa chiave di lettura del senso del brano. I.N.N.O. è il primo singolo tratto da Farabola, l’album di debutto del power trio viareggino Metropol Parasol, in uscita il prossimo settembre per Indiemood.

Balla coi cinghiali 2017

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Quattro palchi, più di venti ore di musica dal vivo, 50 ospiti musicali tra artisti internazionali, band e dj, 18 ore giornaliere tra attività e spettacoli: questi i numeri della dodicesima edizione di Balla Coi Cinghiali, in programma dal 24 al 26 agosto 2017. Organizzata con il patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Vinadio, la manifestazione si svolgerà anche quest’anno nella location di suggestiva bellezza del Forte Albertino di Vinadio.

Un grande laboratorio artistico e culturale a cielo aperto, che si ispira ai grandi appuntamenti internazionali e come questi offre a chi desidera vivere il festival a 360° la possibilità di soggiornare in un’area tende. Nato nel 2002 come evento autoprodotto, nel corso degli anni Balla Coi Cinghiali ha raggiunto numeri estremamente convincenti. La scorsa edizione ha toccato le 10000 presenze e coinvolto oltre 200 volontari provenienti da tutta Italia.

Numerose le attività previste tra arte, enogastronomia, sport e relax. Il programma spazia dalle escursioni in Valle Stura ai laboratori di pittura; dalle rappresentazioni teatrali alle esposizioni di fotografia; dalle arrampicate sulle mura del Forte agli stage di danze occitane per bambini. Inoltre, sarà allestita un’area dedicata interamente al benessere dove seguire lezioni di hatha yoga e usufruire di trattamenti shiatsu e ayurvedici. Immancabile l’area Food&Beverage con la storica cucina BCC, l’enoteca e gli stand dedicati allo street food.

Ampio spazio, ovviamente, alla musica dal vivo, grazie ad una selezione variegata che coinvolgerà un pubblico trasversale: dal magnetico Tricky, tra i fondatori dei Massive Attack e pioniere del genere trip hop ai giovanissimi astri nascenti del rap Sfera Ebbasta e IZI, tra gli artisti più seguiti del fenomeno trap italiano; dalle fascinazioni sudamericane dell’elettronica di Populous alle esplosioni pirotecniche tra samba e techno targate Ninos Du Brasil; dall’impetuoso indie rock dei romagnoli Nobraino, alla rivisitazione dello swing in chiave elettronica del duo torinese The Sweet Life Society. E ancora, lo show audiovisivo dei britannici Addicitive TV, le derivazioni dub del produttore Baldini fresco di collaborazione con Jovanotti, il nuovo talento del reggae italiano 2g Raphael, le sonorità della tradizione roots coi veterani Talisman, per la prima volta in assoluto dal vivo in Italia, la freschezza folk dei giovanissimi Eugenio In Via Di Gioia, i ritmi in levare dei TheMagnetics e l’ironia dello ska-rocksteady italianizzato dei milanesi Vallanzaska.

Spazio ai musicisti emergenti su cui scommettere: lo stage Cinghiali Sonici propone 12 band selezionate tra le 355 candidature spontanee raccolte online sul sito di Balla Coi Cinghiali, mentre le tre band finaliste del concorso Pagella Non Solo Rock 2017, in collaborazione con Comune di Torino e sPAZIO211, condivideranno il RadioOhm Stage con gli artisti selezionati dalla webradio indipendente di Torino, che cura per il secondo anno consecutivo la direzione artistica di uno dei quattro palchi. Tra gli appuntamenti da segnalare, le colazioni mattutine tra musica e letteratura e il corner a cura di Raindogs House nella nicchia dove è presente anche una piccola enoteca: uno spazio intimo dove godersi ogni giorno performance di qualità che spaziano dai classici anni ’50 al rock, dal blues al folk, in compagnia di un buon bicchiere di vino.

Centrale, anche per questa edizione dal titolo “Nature Rocks”, la tematica ambientale. Balla Coi Cinghiali, infatti, è uno tra i primi eventi musicali in Italia a compensare la CO2 emessa, grazie alla collaborazione con Treedom: le emissioni di gas serra prodotte nel corso delle attività del festival vengono calcolate con la metodologia Life Cycle Assessment. Treedom si occupa, quindi, di piantare tanti alberi quanti ne risultano necessari per assorbire la quantità di CO2 equivalente. Tutti gli alberi vengono piantati da contadini locali in paesi o realtà dove rivestono un’utilità sociale: dal Kenya alle zone colpite dal terremoto di Haiti, fino al Senegal con gli obiettivi del rimboschimento, del sostegno della produzione agricola e per la creazione di reddito. Inoltre, all’interno del festival si differenziano i rifiuti e vengono utilizzati solo bicchieri in PET riciclabili.

Qui la lineup completa:
Tricky (UK, data in esclusiva per il Nord Italia), Sfera Ebbasta, IZI, Paolo Baldini DubFiles, Nobraino, Populous, Ninos Du Brasil, Raphael, Addictive TV (UK, unica data italiana), The Sweet Life Society, Eugenio In Via Di Gioia, TheMagnetics, Talisman (UK, prima data ufficiale in Italia), Vallanzaska, Aquarama, Giulia’s Mother, Pijama Party, Veyl, Albi Scotti, Elso, Lumo (vincitori del concorso Pagella Non Solo Rock 2017), Into My Plastic Bones, Fran E I Pensieri Molesti (secondi classificati al concorso Pagella Non Solo Rock 2017), Elk, Nanai, Flatmates 205 (terzi classificati al concorso Pagella Non Solo Rock 2017), A Love Electric (MEX), A Morte L’Amore, Pop James, La Macabra Moka, Woodoo Dolls, Sonny Willa, Cherry Bomb, Tsao, Supasonic Fuzz, Kama, Cantiere 164, Cambrian, Maru, Atlante, Messa, Diecicento35, Big Cream, Baci Rubati, Les Trois Tetons, Jasban, TheTrueStoryOfTheEnd, Circo Meraviglia.

Per info: http://www.ballacoicinghiali.com

 

SKOM “Chi Odi Sei”

SKOM
Chi Odi Sei
Pippola Music

skom
È piacevole rimanere ancora sorpresi quando un disco del genere giunge sulla tua scrivania, finisce nel lettore e li ci rimane per un bel po’. SKOM è l’acronimo di Some Kind Of Make-up, che è l’alone slabbrato di una bruciatura o il cerone messo di fretta per coprire un difetto, è il trucco che rende ancora più evidente l’errore, è la voglia di mascherare ciò che non è nascondibile producendo l’effetto contrario. L’album si svolge secondo un canovaccio di musica che poco spazio lascia all’empatia ed alla musicalità, anche le melodie (che ci sono) sono trasversali e trattate in maniera glaciale, scure, pesanti, metronomiche. Provate ad ascoltare Penelope: un beat ossessivo e una voce che ricorda Vasco Rossi (?!?) posizionata su un contesto assolutamente sballato, bellissimo, tremendamente accattivante. Registrato tra Forlì e Palermo, concluso nella campagna romagnola da Ester “La Cruz” Santacroce (chitarre, voci), Gianluca “Graeme” Gramentieri (chitarre, voci) e Martin Rush (basso, synth, beats, voci). A loro si aggiunge l‘intenso innesto della polistrumentista Simona Norato, già con Cesare Basile. Testi in italiano, siciliano e inglese che si focalizzano sulla Magna Grecia, ricchi di riferimenti mediterranei e ancestrali fanno da contraltare ad una musica che prende il via dal synth pop degli anni ottanta, sfilando new wave e pulsazioni industriali, regalando dolcezze ricche di asperità e scudisciate rumorose degne dei migliori Killing Joke. Un disco che entra di traverso nel cuore, trafiggendolo con stilettate possenti, lasciando che sia la musica a lenire le ferite, ma con la sensazione che la medicazione sia inefficiente e che il rimedio sia peggiore della causa, un piccolo grande skom.

Daniele Ghiro