OMOSUMO “Surfin’ Gaza”

OMOSUMO

Surfin’ Gaza

Malintenti Dischi/Edel

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Nonostante prima del debutto in lungo, in uscita in questi giorni, avessero pubblicato solo una coppia di EP (di cui uno di remix), gli Omosumo avevano già avuto modo di farsi conoscere in giro tramite un’intensa attività live, che li ha portati anche sui palchi prestigiosi dell’Ypsigrock e del South By Southwest. Trio siciliano formato da Angelo SicurellaRoberto Cammarata (Waines) e Antonio Di Martino (Dimartino), come si diceva, arrivano oggi all’esordio con un disco concepito tra il finire del 2013 e l’inizio del 2014, profondamente ispirato da quanto accadeva in quei giorni nella striscia di Gaza. Surfin’ Gaza parla infatti della guerra tra israeliani e palestinesi, ma lo fa da una prospettiva insolita, prendendo spunto dal documentario diretto da Alexander Klein, “Explore Corps and Surfing 4 Peace”, in cui si raccontava dell’esperienza delle organizzazioni Surf 4 Peace ed Explore Corps, nate con l’intento di unire palestinesi ed israeliani sotto il segno del surf. E se il film parlava della possibilità di rendere uniti due popoli in guerra grazie al potere dello sport e al rifiuto delle armi, gli Omosumo prendono giusto ispirazione, per poi creare una serie di brani dal più sfumato potere evocativo, ovviamente meno documentaristici nel loro voler rimarcare la necessità della pace, ma sicuramente altrettanto potenti e determinati. Le nove tracce dell’album sono fortemente caratterizzate da un sound elettronico, ma al loro interno sono capaci d’inglobare anche elementi più tradizionalmente pop e rock. In questo modo l’electro fluttuante, che in qualche modo simula l’effetto di surfare sulle onde del mare, di Yuk, si specchia in una più classica ballata come Walking On Stars; la pulsante, ai confini col drum’n’bass, Waves, trova il suo contraltare nel feeling krauto di una riuscitissima Nowhere, con un gran giro di basso ed un organo a far da fondale. La title-track ha un suono teso, screziato da chitarre quasi psichedeliche, con un tambureggiare ipnotico che mantiene la tensione senza mai farla esplodere; Dovunque Altrove, quasi un’eco del primissimo Battiato, è impregnata di tristezza cosmica, porta in sé la consapevolezza della difficoltà estrema di liberarsi in un contesto insostenibile e ingovernabile; Nancy alleggerisce con le cristalline chitarre di una romantica pop song, mentre torna nell’oscurità Ahimana, uno strumentale colmo d’intersecazioni sintetiche sovrastate da una voce registrata. Chiude Atlantico, probabilmente il pezzo più tradizionalmente rock in scaletta. Al di là dei suoi meriti tematici, Surfin’ Gaza è un disco più che interessante, un ottimo primo passo per gli Omosumo. Attenderemo quelli successivi.

Lino Brunetti

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