DANIELE CELONA “Fiori E Demoni”

DANIELE CELONA

Fiori E Demoni

Nøeve Records

Giovane cantautore  di Torino, fattosi conoscere nella scena cittadina grazie ad una cospicua frequentazione live dei suoi locali, DANIELE CELONA pubblica proprio in questi giorni il suo disco d’esordio, scritto e prodotto in totale autonomia ed eseguito con Matteo De Simone al basso, Federico Puttilli alle chitarre e Alessio Sanfilippo alla batteria (mentre lui si occupa di cantare e suonare chitarre, Rhodes e basso). L’apertura di Fiori E Demoni è di quelle che fanno a dir poco drizzare le orecchie: Ninna Nanna è una livida e visionaria descrizione del nostro mondo in forma d’invettiva, esposta sotto forma di talking feroce, ironicamente ribaltato in un finale più lirico, rock e melodico. Ecco, la melodia. Se c’è una cosa che caratterizza in maniera chiara questo disco, è questa. Dotato di una voce intensa ed emozionale e dotata di una buona estensione, Celona, in praticamente tutte le canzoni, la lascia andare verso vette di lirismo epico. E così, mentre i testi, in maniera piuttosto matura, raccontano storie ed emozioni, spesso contrassegnate da risvolti sociali, fermandosi un passo prima della retorica, le musiche si orientano ad un pop-rock chitarristico e potente, anche se mai particolarmente spigoloso. Con alcuni passaggi melodici che fanno venire in mente una versione maschile di Carmen Consoli ed un tendenza allo slancio epico quasi alla U2, il risultato è quello di essere più vicino al sound mainstream di gruppi come Negramaro che al rock mercuriale degli Afterhours. In alcuni casi, tutto ciò è comunque convincente (l’hit potenziale Acqua, L’Alabastro Di Agnese, Cremisi), in altri, quando i toni si fanno più sfumati, un po’ meno (una su tutte, Starlette). Fiori E Demoni è di certo un buon disco, ben scritto ed ottimamente interpretato. Non si può però non segnalare il fatto che interesserà soprattutto quelli più propensi a seguire la musica italiana più esposta, e molto, molto meno i seguaci dell’indie duro e puro che potrebbero trovarlo, magari ingiustamente, fin troppo compromesso.

Lino Brunetti

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